16/10/05
La ragazza dei gatti è di nuovo appostata sotto il glicine di Annette.
Arriva tutte le sere quando ormai il cielo di Parigi si avvia lievemente dal suo azzurro elettrico al suo blu scuro intenso. Non va via mai prima che sia diventato nero buio pieno di stelle quando può e tetto di sogni per tutti i suoi fiori blu.
E' paziente e ormai i gatti attendono diligenti il suo arrivo.
Non miagolano neppure.
28/09/05
L'Artista pazzo sta spulciando ancora i tomi d'arte. Sì è fissato su un libro di Caravaggio. Sta analizzando il Bacco, per la precisione.
- Tu dipingi?, chiesi.
- Dipingevo. Non faccio più nulla da diverso tempo, rispose.
E lo disse con un velo di malinconia, come un ricordo doloroso ma dolce che custodiva gelosamente.

Il giovane non chiese oltre, segnò su un foglietto il volume di Caravaggio, lo incartò in una carta da pacco e lo consegnò all'Artista che si avviò verso la porta verde della libreria.
Con un cenno del capo a mezz'occhi salutò e prese la sua strada. Scomparve subito sotto il glicine.
Magari quel giorno avrebbe dipinto di nuovo pensò il giovane, perché in fondo alla fine gli aveva sorriso un sorriso meno malinconico del solito.
15/04/05
Il timido arcobaleno che mi aveva guidato lungo tutto il tragitto da porte de saint-ouen al parc montsouris si poggiava ora silenzioso sulla statua di Bouchard al centro del prato come a godersi il suo meritato riposo. Avvolta in quell'iride, la scultura aveva un'aria sovrannaturale, tutto attorno a lei impallidiva a cospetto di tale dimostrazione di potenza. Tutto tranne lui.
Se ne stava seduto - come nella mia passeggiata - sotto la statua avvolto nel suo lungo soprabito, apparentemente in riposo, il respiro lento e misurato, le mani unite all'interno delle maniche come un monaco in preghiera, gli occhietti piccoli ma sempre all'erta attenti a scrutare tutto attorno.
«Ti aspettavo, mio giovane amico» disse con voce calma mentre mi invitava a sedermi accanto a lui con un ampio e lento gesto del braccio. «Hai del fuoco? I miei fiammiferi sono andati con l'ultima pioggia. Troppo bagnati per sperare che si accendano» Avevo abbandonato le delizie di Tabacco da tempo, mi era rimasto tuttavia un vezzo. Portavo ancora con me il mio vecchio Ronson argentato dalla forma ovale, un vecchio accendino a nafta appartenuto a un militare inglese della seconda guerra mondiale. Era il mio portafortuna, il mio giocattolo, il mio personalissimo antistress. Il suo clic clac mi aiutava a pensare nei momenti difficili. Fortunatamente per il mio nuovo amico non scordavo mai di ricaricarlo di tanto in tanto.
Da una delle maniche tirò fuori una pipa in radica di misura media di quelle dritte. «Bella vero? Non le fanno più così adesso! Pura radica lavorata a mano! E' l'oggetto più prezioso e caro che mi sia rimasto. L'unico che mi sono concesso di tenere quando ho deciso di morire», disse mentre il tabacco iniziava ad ardere piano nella fornace. Una volta accesa tutto intorno a noi per un raggio di almeno un metro profumava di quell'inconfondibile odore dolciastro che solo la magica alchimia di tabacco e pipa può creare. «Mi sembrate più che vivo a dire il vero. Niente affatto morto direi», affermai cercando di sembrare il più a mio agio possibile. Non mi è mai piaciuto avere a che fare con chi parla di morte, sebbene la mia natura pessimista mi ci faccia pensare spesso. «Per esser vivo, son vivo. Sono morto per gli altri però. Dopo una vita spesa a far finta di essere normale, ho deciso di passare i miei ultimi anni in libertà. Come il personaggio del mio libro, solo con meno fissazioni per la testa! Saresti dovuto venire vestito come me altrimenti, lo sai? Ma lasciamo perdere, tu sei qui per sapere qualcosa sul tuo ladruncolo, vero?»
08/03/05
Muolin PreludeNon è che volessi farci caso per forza, è capitato e basta. Me ne stavo lì tranquillo a sorseggiare il mio caffè, seduto al tavolo di fronte al Rouge, quando quel ragazzo è uscito di corsa dal portone centrale. Non tanto alto, carnagione olivastra, capelli corti leggermente screziati da un po’ di bianco sulle tempie. Correva come un dannato, voltandosi ripetutamente per controllare i suoi inseguitori. Era chiaro che ce l’avrebbe fatta a sfuggire facilmente, i due che lo inseguivano erano sovrappeso e almeno di una quindicina d’anni più vecchi di lui, ma gli si leggeva ugualmente la paura in volto.

L'episodio mi ha fatto tornare alla mente il giorno che persi il mio taccuino. Non credo di sbagliare se affermo che quello stesso ragazzo era nei paraggi, se non proprio dietro le mie spalle. Deve essere stato sicuramente lui a sfilare il taccuino dalla mia sacca a tracolla, credendo magari fosse un portafogli. Ora che ci penso meglio si è anche girato a guardarmi con aria di sfida appena mi ha superato. Allora non gli avevo dato importanza ma adesso mi appare tutto così chiaro. Come ho fatto a non accorgermene subito? Ha lui il mio taccuino non ci sono dubbi e forse ho ancora qualche speranza di riacciuffarlo.
Mi recai subito dai suoi due ultimi "clienti" a chiedere informazioni. Mi raccontarono di averlo trovato la sera prima rannicchiato nel loro portone e che presi a compassione l'avevano ospitato per la notte nel loro sottoscala. Come potei constatare io stesso affianco al cubicolo del portiere c'era una porticina che dava su una vecchia cuccetta ancora in discreto stato. Non veniva più usata da quando il portiere di notte aveva tirato le cuoia un anno prima. Non gli sembrava un cattivo ragazzo, solo un po' malandato, a causa probabilmente della vita di strada, ma con occhi svegli e tuttosommato sinceri. Sfortunatamente per loro, e prima ancora per me ormai ne ero convinto, questa descrizione sembrava al momento non coincidere con la vera natura del nostro ladruncolo. Aveva infatti ripulito di ogni oggetto avesse un qualche valore tutto il cubicolo e la cuccetta del vecchio portiere e se l'era filata a gambe levate - come avevo potuto assistere io stesso - appena qualche minuto prima essendo stato preso in fragrante dai suoi ospiti.

Era chiaro che se volevo riavere il mio taccuino dovevo prendere il ragazzo. Ormai era tardi per corrergli dietro e così decisi di avviarmi verso casa, nel frattempo avrei pensato a come iniziare a muovermi. Per prima cosa bisognava cercare qualcuno che conoscesse bene i piccoli ladruncoli e nessun ladruncolo non può che passare da Maximiliane al mercato delle pulci.
14/12/04
Sulla strada per Parigi c'è fango, gli zoccoli di Sten affondano sotto il peso del Duca. Il Duca è assorto, al suo collo una conchiglia e un pensiero nella sua mente: sonnecchiare ancora un po' prima di arrivare alla meta. Su una chiatta Ismaele riposa con Cidrolin. Il cielo è limpido e un beccheggiare lento li culla. Uno sogna di viaggi a cavallo, l'altro di un libro blu che qualcuno di li a poco scriverà. Un ragazzino di una decina d'anni, con un grande naso a patata disegna qualcosa sulla staccionata: «Poichè rende gli animi impavidi»
02/11/04
AnnetteIl glicine sull'arcata è ancora in fiore e proietta la sua ombra sugli ultimi cassettoni ancora in esposizione sul paveè. L'aria è fresca per una serata di tardo settembre ma ad Annette non dispiace. Come ogni sera rientra la sua frutta. Come ogni sera spera di veder passare un ancor giovane Ismaele, di ritorno da chissà quale viaggio nei meandri di qualche biblioteca privata o, come lui preferisce, da qualche mercatino. Anche oggi il suo desiderio è esaudito. Un giovane magrolino, tutto nervi, slanciato ma non eccessivamente alto, con occhietti vispi, fa capolino sull'altro lato della strada. Un libro sotto il braccio avvolto in carta da pacco che lo fa sembrare più voluminoso di quanto non lo sia in realtà. Un vecchio pastrano già allora appesantito dal tempo.

Un leggero cenno del capo, un piccolo sorriso rivolto a questa piccola donna dai modi gentili e le braccia forti che ogni sera sembra attenderlo al varco. Così incorniciata dallo spiovente di glicine è quasi un sogno.
Lei rallenta i movimenti mentre lui accellera il passo verso il glicine.

Si trattengono per un po' a parlare tra discorsi ormai familiari e pensieri non espressi. Un ultimo sorriso, una bella mela per lui - scelta tra tante la migliore - un glicine di carta per lei - preparato con cura nel tragitto.
Poi ognuno a casa con i suoi sogni.
21/10/04
BellevilleI bimbi che giocano per strada non erano mai stati una grande attrattiva per lei, ma oggi è diverso. Oggi ogni loro movimento le rende le cose più difficili. Credeva che con il tempo si sarebbe abituata, ma la verità è che non ci si abitua all'oblio. «Perché non mi fate giocare con voi?» disse al più piccolo di loro, ma non poteva sentirla.
Belleville negli ultimi anni è cambiata, nemmeno il suo lampione ha resistito al logorio del tempo. Quel lampione che la leggenda vuole l'abbia vista nascere in una notte di tanto tempo fa.
Ogni giorno, alla stessa ora torna ad attraversare quelle strade. Lei che in vita non immaginava altro che andar via da quel posto e la sua miseria, ora non può farne a meno. Viene a cercare i suoi ricordi di bimba quando, ancora povera si fermava sulla scala di ferro a guardare i passanti immaginandosi una vita migliore, una "vie en rose".
Leggera attraversa il cortile dietro la palla che rotola via. «La nostra vita è un viaggio / Nell'Inverno e nella Notte / Noi cerchiamo il nostro passaggio / Nel Cielo...» canticchiava sulla via e poi d'un tratto, «ma io sono qui! Beffata dalla vita fino in fondo anche nella morte».
La palla rotola sulla vita, rallenta vicino un piccolo avvallamento del cortile. Riprende a correre più veloce come sospinta da una mano invisibile, la sua. Il bimbo la rincorre, non riesce a catturarla e così la rallenta un po'. Gioca. Gioca come può.
La palla si ferma di colpo, sui piedi di Donna Malinconia. «La nostra vita è un viaggio», le dice «ed è ora di andare anche oggi» e con gentilezza le prende la mano.
Vola in alto la palla a conoscere per un po' il cielo poi ricade fra le braccia del bimbo. Ricomincia il gioco. Loro scompaiono sulla via.
08/10/04
Ho sistemato una piccola panchetta imbottita alla base della finestra nella mansarda che Ismaele mi lascia usare come alloggio. E' una bella panchetta abbastanza grande da poterci stare accovacciato sulle gambe senza stancarsi se si ha un buon punto di appoggio per il resto del corpo. Erano anni che non ne vedevo una. L'ho trovata nella stanza affianco alla mia, il vecchio l'ha adibita a refugium peccatori. Non poco tempo fa mi è toccato portarci sopra un vecchio baule pieno di cianfrusaglie, così mentre cercavo di far spazio al nuovo peccatore, ho redento questa bella panchetta e me la sono portata via con me. Celestina, l'ho chiamata così perché è celeste anche se molto probabilmente un tempo è stata di certo di un bell'azzurro. Anche per panchette il tempo passa pensai.

Me ne stavo seduto così su Celestina con i gomiti poggiati sul davanzale interno a guardare il tempo passare. Un pomeriggio di quelli che sei felice di essere triste. In altre parole malinconico. Fortunatamente la malinconia è donna e in quel preciso momento io e Donna Malinconia stavamo passeggiando sotto braccio per Parc Montsouris. Tra i viali scorgiamo Cleo che si dirige verso il suo appuntamento con il destino. Anche lei a spasso con Donna Malinconia. Non sa ancora che poco più in là ritroverà la vita che crede di aver già perso.

Appoggiato a una delle sculture di Bouchard un cloachard sta riposando. I vestiti sono consumati ma puliti, il suo viso rilassato, anche lui felice di essere triste. Mi fa cenno col capo come se mi avesse riconosciuto. Fratelli, non siamo forse tutti fratelli in questo parco? Non siamo forse tutti uniti attorno a Madre Malinconia? Lo saluto con un sorriso e vado oltre. "Virivedrete presto" disse la mia accompagnatrice.
03/10/04
"Si potrebbe pensare che la vita sia ingiusta. Ognuno di noi ha qualcosa da voler scordare e qualcos'altro da farsi perdonare. Cosa si riceve e cosa si ha - in cambio o non - a nessuno è dato di sapere." In questi giorni pieni di vento, quando per Parigi non si può andare da nessuna parte senza beccarsi almeno un raffreddore ripenso spesso a quella sera di agosto quando Ismaele mi parlò in quel modo.

Eravamo in veranda, quella che da sul cortile interno e si specchia nella fontanella. I vecchi carassi sembravano patire il caldo quanto noi. Se ne stavano in fondo alla vasca e, seppure fossero già passate da un pezzo le dieci di sera, non davano alcun segno di attività se non qualche bollicina che di tanto intanto increspava l'acqua. Il cielo era ancora chiario. E' una cosa che adoro in Parigi: il colore del cielo a quell'ora del giorno che non è ancora notte: ancora perfettamente azzurro.
Colpa della latitudine, ma per me ha un senso di magico comunque la si metta. La luce si incanalava ancora con una discreta prepotenza tra le grondaie del cortile, arrivando tuttavia delicatamente sulla sedia a dondolo dove sedeva comodamente Ismaele. Parlavamo di Annette e il vecchio si doveva esser fatto prendere dai ricordi perché restò senza parlare per del tempo e quando alla fine poi si decise a rompere il silenzio disse proprio quella frase.
Credo che a modo suo abbia amato la vecchia Annette e continui a farlo anche ora. Forse adesso che la vita lo sta lentamente abbandonando si è pentito di non averla accolta come lei sperava. Io credo che siano fortunati entrambi.
Non ho mai conosciuto due persone divise e allo stesso tempo così unite come loro.
30/09/04
E' proprio arrivato l'autunno, così mi capita sempre più spesso di alzarmi presto la mattina e passeggiare un po' nel parco prima di preparare la colazione. L'aria non è ancora troppo gelida e così è ancora piacevole uscire a salutare il mattino. D'inverno non ci riesco proprio, mi piace ancora rimanere sotto le coperte fino all'ultimo istante, prima di dover affrontare la nuova giornata, ma in autunno è diverso. L'autunno è la mia stagione, malinconica ma non senza più alcuna speranza, in dormiveglia perenne prima del grande sonno invernale. Mi piace. In una sola parola: amabile.
Deve piacere parecchio anche a mademoiselle Coco perché stamattina l'ho vista uscire presto dal suo portone con la parrucca rossa.

Mademoiselle Coco è una simpatica zitella di mezza età che passa le sue giornate sempre allo stesso modo. Tutte la mattine si reca al mattineè del Royal. Le piacciono i vecchi film e al Royal li proiettano tutto l'anno, ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i gioni dell'anno, compresi i lunedì. A mezzogiorno in punto si avvia verso il vecchio Cafe in Rue de la Petite Boucherie che deve essere quasi più vecchio di lei, dove alla mezza in punto gli servono il pranzo. All'una e un quarto è già sulla via dei Jardins du Luxembourg dove passa il resto del pomeriggio a dar da mangiare ai piccioni. Torna a casa alle sei del pomeriggio e non la si vede fino alla mattina seguente. Usa una parrucca per ogni stato d'animo. Bianca sta per neutrale, è in pace con tutti ma soprattutto con se stessa. Violetto per le giornate mondane, ogni primo e terzo mercoledì del mese non manca mai alla sua riunione di maestre in pensione. Riccia e bionda meglio starle alla larga. L'ultima volta che l'ho avvicinata da bionda a momenti mi beccavo il suo ombrello nello stomaco. Se porta la parrucca rossa invece è decisamente una giornata felice, gli si potrebbe chiedere di tutto tranne che rinunciare al suo piatto preferito, perché lo vuole sempre tutto per se.
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