26/04/04
Il mercato delle pulciLa mattinata scorreva lentamente lungo le bancarelle di Saint-Ouen. Ero in cerca come ogni primo e terzo mercoled? del mese di qualche buon affare da portare a termine per conto di Ismaele. Non conosco bene il motivo per il quale mi manda solo il mercoled?. Dice sempre che ? il giorno migliore per trovare qualcosa di buono, ma non mi ha mai spiegato il motivo.

Saint-Ouen ? qui da pi? di cent'anni. Ricordo bene la prima volta che ci son venuto, perdendomi tra le troppe bancarelle. A dire la verit? avevo la testa un po' offuscata dal fumo delle sigarette indiane sparse una bancarella s? e una no, unito a quello degli incensi. Non ricordo di aver mai fumato nulla di pi? strano in vita mia. La gente per? ? cordiale e ti lascia abbastanza libero di rovistare un po' ovunque e cos? con un po' di fortuna si riescono a trovare oggetti carini e qualche bel libro interessante.

La pioggia iniziava a tamburellare sulla tenda di Chez Louisette quando per ripararmi dall'acqua mi ci fermai sotto. All'altro capo della via riconobbi l'Artista pazzo che blaterava qualcosa contro un commerciante tenendo in mano un candeliere a forma di donna. Lo pioggia nel frattempo si era fatta pi? insistente, scrosciava cos? forte che non capii se voleva comprarlo o renderlo.

L'aria fresca iniziava a stuzzicarmi. Stretta la giacca mi avviai verso casa.
In fondo la pioggia mi ? sempre piaciuta.
15/03/04
Il sogno dell'Artista pazzoSul pavimento non ancora del tutto corroso dalla sua saliva inacidita, l'Artista pazzo riusciva ancora a intravedere il riflesso del prezioso e imbaroccato candeliere di bronzo con quattro bracci uncinati: partivano da un cesto tenuto ben saldo sulla testa di una donna che faceva da stelo. La cariatide era una bella contadinella pienotta ma slanciata. Ad un tratto si mosse, o almeno così parve all'Artista: lasciata la presa del cesto con la mano destra, si chinò sporgendo le generose curve e così messa lanciò un bacio al suo spettatore.

Svegliatosi di sobbalzo, l'Artista trovò quel che rimaneva del Pernod liscio contenuto nel suo bicchierino, rovesciato sulla sua camicia e, in parte minore fortunosamente, anche sul libro che teneva ben stretto al suo petto. Il libro che tanto gelosamente teneva avvinghiato era una malridotta copia in terza ristampa de “L'Arte in Famiglia” di Alfredo Melani, corredata da 52 incisioni intercalate da 10 tavole. Del 1904. L'ultimo dei libri che aveva preso da Ismaele.

A pagina 111 esattamente nella XI stanza o quaderno, una bella litografia raffigurante il candeliere in questione. Preso da un brivido, che nemmeno lui sapeva ben distinguere, decise che per quel giorno non avrebbe letto oltre.
Reso l'ultimo omaggio a quel che rimaneva nella bottiglia, fece per alzarzi dalla sua poltrona ma rovin? a terra e l? stette a risognare la sua contadinella ancora per un po'.
25/12/03
Pluie de ParisNon è che si debba scrivere per forza, però alcune volte ti viene di farlo e così cominci a mettere nero su bianco quello che ti passa per la testa e rileggendo ti sembra quasi che sia qualcosa di bello quello che ti è venuto fuori. Oggi piove, e se non fosse che è Natale, sarebbe una delle tante giornate di pioggia qui a Parigi che tanto mi piacciono quando cade fina fina, e tanto mi annoiano quando viene già tanta di quell'acqua che non riesci a veder nemmeno i passanti per strada: sempre che ce ne siano con quel tempo.

Un ponte della metrò sferraglia appena fuori dalla portata del mio orecchio ma non abbastanza distante da restare muto e non posso far altro che chiedermi dove sta portando i suoi passeggeri. Verso una casa accogliente e calda piena di regali e persone da abbracciare forse; qualcuno starà girando a vuoto tutto rannicchiato in fondo all'ultimo sedile in fondo al vagone, affacciato come me su una finestra chiusa.

Sapete però? Le finestre ogni tanto conviene aprirle così anche solo per cambiar aria e allora oggi mi va di farlo e respirare un po' d'aria fresca. Magari mi prendo un raffreddore ma quello passa prima o poi.


What a feeling in my soul
Love burns brighter than sunshine
Brighter than sunshine
Let the rain fall, I don't care
24/11/03
Paris par Arrondissement

Paris par arrondossiment
Plans de la Proche Banlieu
Plans des Arrondissements
Plan du Metr?
Repertoire des Rues
Reinseignements Divers


Le scritte dorate sono ormai quasi tutte andate, e la copertina rossa è logora, strappata in più punti. Rimane però ancora la mia guida indispensable di vita a Parigi. Anche a non doverla usare più per i percorsi che mi sono ormai familiari - come tornare a casa da Ismaele dopo aver passato la notte a prendere appunti sui passanti al Jardins du Luxembourg - è di un certo conforto sapere che, impresso nella carta,
quel percorso esiste ed esisterà sempre immutabile. Un plan di emozioni che sono fisse e invisibili solo agli altri, ma che si muovono, vivono sono perfettamente distinguibili agli occhi della mia anima per il tacito accordo tra me e lei.

Subito dietro il Palais du Luxembourg se imbocchi Rue de Tournon dopo un po' arrivi su Boulevard Saint Germain. Un po’ spostata sulla destra,
incastrata quasi all'angolo, trovi la cartoleria in Rue de l'Ancienne Comédie. Dopo aver fatto la scorta mensile di taccuini, riprendo sempre Saint Germain al contrario e mi ritrovo a casa. È un passo: 6° arrondissement, 7° arrondissement. È un mondo, e cambia a ogni nuova inclinazione del sole, con i suoi passanti abituali, i suoi
inquilini o gli stranieri di passaggio. Dopo un po' ti trovi a far parte anche tu di quel pezzo di mondo e così ti sembra di passeggiare da l'una all'altra delle stanze di casa tua, ovunque essa sia.

All'angolo Emile sistema le orchidee in bella mostra nel suo chioschetto di fiori; più avanti Guillalme litiga con un uomo giacca cravatta e valigetta che vuole indietro il suo euro perché manca l'inserto finanziario al suo Le Monde. Mi fermo sorridendogli e lui mi allunga gli inserti culturali che mi mette
da parte durante la settimana.
- “Ça và?”
- “Ça va bien avec l'homme des lettres!!”
- “Ahh l'homme de finances!!”, gli feci eco.

Un salto in Rue Saint Simon dalla dolce Annette, delle mele e sono a casa. Il
glicine è ormai quasi del tutto spoglio, un fiore mi si posa cadendo lentamente nella borsa mentre apro la porta.
- “Hai preso la frutta?”
- “Sì delle belle mele rosse tutte per te. Annette mi ha detto che ti piacciono cotte per bene.”
- “La dolce Annette.. non mi ha mai perdonato i miei innumerevoli rifiuti”, rispose con lo sguardo rivolto a un tempo che fu, “ma ha ancora voglia di coccolarmi.”
- “Perché non hai mai accettato?”
- “Perché mi sarei innamorato perdutamente di lei. Deve
esserci ancora del miele di acacia di là, usa quello al posto dello zucchero.”

Non ce n'era molto: lo feci bastare per il vecchio e Annette.
20/11/03
Batacchio Nella penombra della stanza, tra candele e quel po' di luce che filtra dalla tenda verde Irlanda che copre la vetrina, gli oggetti che brillano di più tra i tanti, non sono nè quelli più "preziosi" tanto meno i più curati. A saltarti all'occhio, al primo entrare sono sempre le conchiglie di tutti i generi che son sparse ovunque tra le pile di libri.
Di ogni specie, forma, grandezza o età se ne stanno verisimilmente immobili a raccontar storie come i loro vicini libri. Storie di carta gli uni, narrate nel calcare e pietra le altre.

Ce n'è una in particolare: un ammonite piritizzata che il vecchio usa come fermacarte, che brilla su tutte. Lui dice che gli è stata regalata da Cidrolin, al quale l'aveva regalata a sua volta il Duca d'Auge: il Duca l'aveva trovata durante una sua escursione pittorica in una caverna nel sud; non ricordo più dove però. Più facile gliel'abbia regalata Raymond: ormai il vecchio confonde sempre più spesso gli eroi per chi gli eroi li ha creati. Deve essere una malattia contagiosa, visto che da quando son con lui me ne trovo affetto anche io.

All'entrata però, fuori sullo stipite della porta d'acero rosso, c'è la più bella di tutte. Ismaele la usa come pomo per il campanello, è fissato al termine di una catenella dorata. Quando la si tira, all'interno, proprio sopra lo scrittoio del vecchio, fa suonare un piccolo e acuto campanellino.
Quando gli domandai per quale motivo avesse scelto proprio quella conchiglia da lasciare fuori sotto le intemperie e l'usura del tempo, mi rispose che non c'era motivo di nascondere qualcosa di così bello alla vista di chi si avventurava per la nostra stradina.
"Se hai qualcosa di bello dentro di te, non credi che il motivo per il quale ne sei dotato sia quello di condividere questa tua bellezza con chiunque ti sia vicino?", cercò di spiegarmi ma io capivo a metà o più semplicemente non volevo dargli ragione.
"Troppo spesso a esser buoni e generosi si finisce poi per esser fraintesi e feriti."
"Mio giovane amico... quando ti deciderai a calare le tue corazze? Non è forse tempo di ricominciare a vivere? Cosa hai pensato quando hai visto per la prima volta la conchiglia appesa alla catenella là fuori sullo stipite?"
"Che dietro la porta si celasse qualcosa di ancora più bello e interessante."
"Allora forse val la pena di sorridere ogni tanto per far vedere il bello che c'è in noi, non credi?"
06/11/03
1963 - 68"L'altra notte ascoltando il tuo usignolo riflettevo sul passato. Il tuo passato comune al resto del mondo" fece il giovane mentre riordinava i quadri appesi alle pareti della libreria. "Sono stati degli anni speciali un po' ovunque quelli."

Il vecchio ascoltava immerso nella sua apparente distrazione, mentre sistemava il suo libro mastro. Era da poco passato l'artista pazzo e aveva portato una sua tela. La stessa che stavo cercando di sistemare sulla parete in quell'istante.
Le prima volta che lo vidi scambiare delle preziose stampe di Rackham per il Peter Pan di Barrie con i quadri dell'artista rimasi sconvolto. "Non che le sue tele non siano belle ma?non c'? paragone con Rackham!"
"Lui ? felice di portarmi le sue tele. Io sono felice di averle alle mie pareti. Questo basterebbe, lui non chiede altro, non ha mai chiesto altro. Ma a me fa piacere nutrirlo con quello che di arte gli posso offrire."
"Non capisco."
"Molte persone, aspiranti o sedicenti artisti, cercano ispirazione nell'arte altrui. In questo non vi ? nulla di male, ma non puoi creare arte solo di riflesso. Cos? tutto si riduce a mera imitazione. L'artista non ha mai chiesto nulla in cambio della sua arte, quando altri invece vengono qui solo in cerca ispirazione. Sempre."
"Lui dona per primo. E'questo che mi stai dicendo? E per questo a te fa piacere donare a tua volta qualcosa a lui?"
"Si potrebbe affermare ci?. Non ? del tutto giusto, Non ? del tutto sbagliato."

"Nel '64 Raymond mi ha portato i suoi primi petali blu. Onirico! Due anni dopo Jack ? incappato nel suo satori poco dopo esser passato qui a prendere il suo libro. Estatico! Il '63 l'usignolo ? volato via. Distacco! Il '68 protestava. Ferite!", annot? l'ultima tela ricevuta e la stampa donata e rimase in silenzio per il resto del tempo.
02/11/03
Edith a Saint Michel"Arthur! Che ci fai qui a quest'ora? Non dovresti essere ad importunare le tue amichette?"
"E' entrato dietro di me" fece il giovane, "ti abbiamo forse disturbato Ismaele?".
Se ne stava al suo scrittoio, leggendo un vecchio tomo quasi mangiato dai funghi. Arthur, saltato con un sol balzo sul sottomano in cuoio gli faceva le fusa.
"No, ero solo assorto nella lettura. Ma tu - vale tanto per Arthur che per te la mia osservazione - che ci fai qui?"
"Ho girato tutto il quartiere in cerca di quell'hobo che ho incontrato mentre ero con lei a Place Saint Michel. Ho perso la mia moleskine e speravo che forse l'avesse trovata lui."
"La tua migliore amica... forse però è un bene così sei costretto a pensar meno e ad agire di più."
"Sempre sibillino tu... alle volte mi fai quasi paura."
"C'è ancora Edith?"
"Dove?"
"A Saint Michel! Dove altrimenti?"
"Da quanto tempo non esci di qui?"
"Non lo ricordo più ormai. Pensavo che con tutti i miei libri non mi servisse più uscire. Avevo ragione, ma averti qui con me, vederti rincorrere il tuo dono, mi fa ripensare al mio dolce passerotto canterino.
A Bellville! A Bellville! nous irons un jour.. peut-ètre.".

Messo a terra Arthur, chiuso il tomo si diresse verso la sua camera. Quella notte ci avrebbe cullato la voce della sua amata, come tante altre notti prima di quella.
13/10/03
L'Inventore di Storie sedeva sulla sua poltrona nella penombra della biblioteca, guardando le sue pendole appese ai muri tra una scaffalatura e l'altra, quando il giovane gli chiese consiglio.
"Come fare, vecchio, a scriver storie?", fece il giovane.
"Non lo sai gi?, mio giovane amico?"

La prima cosa che Ismaele mi insegn? fu l'amore per le storie e i libri che le contengono. Pensavo che un giorno mi avrebbe insegnato anche a scriverle.
Ismaele scrive di nascosto, nella propria solitudine non sa che l'ho scoperto. Non sa nemmeno che ora per me lui ? diventato L'Inventore.
Nulla sembra turbarlo ma ? sempre preciso e rigoroso nel raccontare e il suo senso estetico fino, cosa che tradisce la sua apparente svogliatezza nei confronti del mondo che lo circonda.
Eppure sono sicuro che se solo glielo chiedessi, saprebbe parlarmi per ore su uno qualsiasi dei carassi dorati che nuotano nella vasca al centro del giardino interno al cortile.

"Hai poi scoperto qual'era il libro rosso?", fece all'improvviso con la sua voce pacata, destandomi dai miei pensieri.
"Non ancora. Il tuo dono ? pi? difficile di quello che volevi farmi credere.", risposi a malincuore.
"Non ho mai detto che sarebbe stato facile, o forse ricordo male.", quasi a scusarsi di avermi turbato. "Pi? probabile che tu abbia letto fra le righe gi? allora e non hai voluto ascoltare. Ma dimmi.. non stai forse scrivendo ultimamente?"
27/09/03
Rue du BacLa prima volta che incontrai Ismaele fu a Parigi.
Mi aggiravo vagabondo per Rue du Bac, tra il sesto e settimo arrondissement, all'incrocio con Boulevard Saint-Germain, dopo esser stato a prendere una boccata d'aria fresca per la mia anima un p? malconcia al vicino Musee D'Orsay.

Il n'y a plus la resistance
Il n'y a plus de force
Ni l'une plage ou reposer
Des chats pour caresser
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