21/02/05
In cima alla collina la Villa se ne sta accucciata come un grande corvo nero in cova. Le ali enormi in forma di ringhiere prendono entrambi i lati di questo enorme ammasso di terra che sovrasta tutta la città, gettandosi a capofitto sul viottolo che congiunge la strada principale a quella sterrata che porta al lago. Non è inquietante quanto vorrebbe sembrare; tuttavia nottetempo si odono strani lamenti provenire dall'interno, ricordo che da bambino mi facevano una gran paura. Ora non ci faccio quasi più caso, tranne nelle notti di tempesta quando i lamenti sembrano far a gara con i tuoni e il vento in persona.

Stanotte diluvia e il Signor Vento pare abbia ingaggiato una bella lotta con la Villa. Nessuno dei due pare voler arrendersi facilemente. C'è da tremare stanotte e infatti sto tremando, e non basta cercare di non pensarci, impegnare la mente in altro la lotta è così serrata che anche la pioggia sembra battere in ritirata di fronte a tanta dimostrazione di forza. Vestita di rosso una giovane donna cammina scalza sul campo di battaglia. Al suo passaggio gli alberi si chinano, forse a salutare, forse a chiedere riparo da Villa e Vento. Lei dispensa sorrisi a tutti. Arrivata al centro con le braccia stese e i palmi rivolti verso il cielo pronuncia con forza qualcosa che non riesco a udire e lentamente richiude i palmi come a stringere le mani dei due litiganti.
Tutto tace ora, mentre la donna si avvia verso il lago con i suoi ammutoliti accompagnatori.
03/02/05
10 scatoloni di fagioli verdi del Kentucky
5 sacchi di patate dolci da 10
1 pacco di salsa barbeque

Sembra che Mr. Tom si prepari a una gran festa in giardino, con tutti i vecchi amici del circolo "Ordine&Pulizia". Fottuto nazzista! Lo sanno tutti qui in giro di cosa si occupavano lui e i suoi amichetti, a suon di manganelli e parolacce. Non c'è un nero, che sia riuscito ad arrivare ai 50 che non se lo ricordi, nella sua bella divisa da sceriffo mentre si agirava per tutta la contea in cerca di qualche povero cristo da pestare.
Ho sempre pronta con me una cofenzione *più* della mia salsa barbeque speciale. E' incredibile quanto può far male una discreta dose di purgante in 10 cc di salsa! Certo non da ucciderli tutti, ma abbastanza da fargli ricordare con orrore la festa.

C'è nessuno? *Batto sulla sua testa*
C'è nessuno? *Batto sulla sua testa*
C'è nessuno? *Batto sulla sua testa*
La festa sta per iniziare
E Zack è il tuo giullare

"Fanno 35 dollari e la salsa la offre la casa Mr. Tom!"
16/01/05
Mi avvicino a passare i 30 in una forma fisica e mentale discreta. Non ho grandi disturbi, rientro nel mio peso forma e credo sia già una gran cosa con tutto lo schifo che mando giù - conduco una vita relativamente sedentaria che si può riassumere in 4-5 punti:

Tutti i giorni dal lunedì alla domenica:
Sveglia alle 09:00 am
Turno dalle 10:00 am alle 10:00 pm nel discount della contea
Cena: pizza e coca davanti alla Tv
A letto alle 12:00 pm
Appuntamenti galanti bi-settimanali di medio gradimento

Non molto eccittante, nemmeno uno schifo, ma cosa volete aspettarvi di fare qui nel buco del culo del mondo a Carlyle City. Tuttavia credo di avere anch'io le mie storie da raccontare.

Con affetto, il sempre vostro
Zack Sadbored
14/12/04
Sulla strada per Parigi c'è fango, gli zoccoli di Sten affondano sotto il peso del Duca. Il Duca è assorto, al suo collo una conchiglia e un pensiero nella sua mente: sonnecchiare ancora un po' prima di arrivare alla meta. Su una chiatta Ismaele riposa con Cidrolin. Il cielo è limpido e un beccheggiare lento li culla. Uno sogna di viaggi a cavallo, l'altro di un libro blu che qualcuno di li a poco scriverà. Un ragazzino di una decina d'anni, con un grande naso a patata disegna qualcosa sulla staccionata: «Poichè rende gli animi impavidi»
02/11/04
AnnetteIl glicine sull'arcata è ancora in fiore e proietta la sua ombra sugli ultimi cassettoni ancora in esposizione sul paveè. L'aria è fresca per una serata di tardo settembre ma ad Annette non dispiace. Come ogni sera rientra la sua frutta. Come ogni sera spera di veder passare un ancor giovane Ismaele, di ritorno da chissà quale viaggio nei meandri di qualche biblioteca privata o, come lui preferisce, da qualche mercatino. Anche oggi il suo desiderio è esaudito. Un giovane magrolino, tutto nervi, slanciato ma non eccessivamente alto, con occhietti vispi, fa capolino sull'altro lato della strada. Un libro sotto il braccio avvolto in carta da pacco che lo fa sembrare più voluminoso di quanto non lo sia in realtà. Un vecchio pastrano già allora appesantito dal tempo.

Un leggero cenno del capo, un piccolo sorriso rivolto a questa piccola donna dai modi gentili e le braccia forti che ogni sera sembra attenderlo al varco. Così incorniciata dallo spiovente di glicine è quasi un sogno.
Lei rallenta i movimenti mentre lui accellera il passo verso il glicine.

Si trattengono per un po' a parlare tra discorsi ormai familiari e pensieri non espressi. Un ultimo sorriso, una bella mela per lui - scelta tra tante la migliore - un glicine di carta per lei - preparato con cura nel tragitto.
Poi ognuno a casa con i suoi sogni.
21/10/04
BellevilleI bimbi che giocano per strada non erano mai stati una grande attrattiva per lei, ma oggi è diverso. Oggi ogni loro movimento le rende le cose più difficili. Credeva che con il tempo si sarebbe abituata, ma la verità è che non ci si abitua all'oblio. «Perché non mi fate giocare con voi?» disse al più piccolo di loro, ma non poteva sentirla.
Belleville negli ultimi anni è cambiata, nemmeno il suo lampione ha resistito al logorio del tempo. Quel lampione che la leggenda vuole l'abbia vista nascere in una notte di tanto tempo fa.
Ogni giorno, alla stessa ora torna ad attraversare quelle strade. Lei che in vita non immaginava altro che andar via da quel posto e la sua miseria, ora non può farne a meno. Viene a cercare i suoi ricordi di bimba quando, ancora povera si fermava sulla scala di ferro a guardare i passanti immaginandosi una vita migliore, una "vie en rose".
Leggera attraversa il cortile dietro la palla che rotola via. «La nostra vita è un viaggio / Nell'Inverno e nella Notte / Noi cerchiamo il nostro passaggio / Nel Cielo...» canticchiava sulla via e poi d'un tratto, «ma io sono qui! Beffata dalla vita fino in fondo anche nella morte».
La palla rotola sulla vita, rallenta vicino un piccolo avvallamento del cortile. Riprende a correre più veloce come sospinta da una mano invisibile, la sua. Il bimbo la rincorre, non riesce a catturarla e così la rallenta un po'. Gioca. Gioca come può.
La palla si ferma di colpo, sui piedi di Donna Malinconia. «La nostra vita è un viaggio», le dice «ed è ora di andare anche oggi» e con gentilezza le prende la mano.
Vola in alto la palla a conoscere per un po' il cielo poi ricade fra le braccia del bimbo. Ricomincia il gioco. Loro scompaiono sulla via.
08/10/04
Ho sistemato una piccola panchetta imbottita alla base della finestra nella mansarda che Ismaele mi lascia usare come alloggio. E' una bella panchetta abbastanza grande da poterci stare accovacciato sulle gambe senza stancarsi se si ha un buon punto di appoggio per il resto del corpo. Erano anni che non ne vedevo una. L'ho trovata nella stanza affianco alla mia, il vecchio l'ha adibita a refugium peccatori. Non poco tempo fa mi è toccato portarci sopra un vecchio baule pieno di cianfrusaglie, così mentre cercavo di far spazio al nuovo peccatore, ho redento questa bella panchetta e me la sono portata via con me. Celestina, l'ho chiamata così perché è celeste anche se molto probabilmente un tempo è stata di certo di un bell'azzurro. Anche per panchette il tempo passa pensai.

Me ne stavo seduto così su Celestina con i gomiti poggiati sul davanzale interno a guardare il tempo passare. Un pomeriggio di quelli che sei felice di essere triste. In altre parole malinconico. Fortunatamente la malinconia è donna e in quel preciso momento io e Donna Malinconia stavamo passeggiando sotto braccio per Parc Montsouris. Tra i viali scorgiamo Cleo che si dirige verso il suo appuntamento con il destino. Anche lei a spasso con Donna Malinconia. Non sa ancora che poco più in là ritroverà la vita che crede di aver già perso.

Appoggiato a una delle sculture di Bouchard un cloachard sta riposando. I vestiti sono consumati ma puliti, il suo viso rilassato, anche lui felice di essere triste. Mi fa cenno col capo come se mi avesse riconosciuto. Fratelli, non siamo forse tutti fratelli in questo parco? Non siamo forse tutti uniti attorno a Madre Malinconia? Lo saluto con un sorriso e vado oltre. "Virivedrete presto" disse la mia accompagnatrice.
03/10/04
"Si potrebbe pensare che la vita sia ingiusta. Ognuno di noi ha qualcosa da voler scordare e qualcos'altro da farsi perdonare. Cosa si riceve e cosa si ha - in cambio o non - a nessuno è dato di sapere." In questi giorni pieni di vento, quando per Parigi non si può andare da nessuna parte senza beccarsi almeno un raffreddore ripenso spesso a quella sera di agosto quando Ismaele mi parlò in quel modo.

Eravamo in veranda, quella che da sul cortile interno e si specchia nella fontanella. I vecchi carassi sembravano patire il caldo quanto noi. Se ne stavano in fondo alla vasca e, seppure fossero già passate da un pezzo le dieci di sera, non davano alcun segno di attività se non qualche bollicina che di tanto intanto increspava l'acqua. Il cielo era ancora chiario. E' una cosa che adoro in Parigi: il colore del cielo a quell'ora del giorno che non è ancora notte: ancora perfettamente azzurro.
Colpa della latitudine, ma per me ha un senso di magico comunque la si metta. La luce si incanalava ancora con una discreta prepotenza tra le grondaie del cortile, arrivando tuttavia delicatamente sulla sedia a dondolo dove sedeva comodamente Ismaele. Parlavamo di Annette e il vecchio si doveva esser fatto prendere dai ricordi perché restò senza parlare per del tempo e quando alla fine poi si decise a rompere il silenzio disse proprio quella frase.
Credo che a modo suo abbia amato la vecchia Annette e continui a farlo anche ora. Forse adesso che la vita lo sta lentamente abbandonando si è pentito di non averla accolta come lei sperava. Io credo che siano fortunati entrambi.
Non ho mai conosciuto due persone divise e allo stesso tempo così unite come loro.
30/09/04
E' proprio arrivato l'autunno, così mi capita sempre più spesso di alzarmi presto la mattina e passeggiare un po' nel parco prima di preparare la colazione. L'aria non è ancora troppo gelida e così è ancora piacevole uscire a salutare il mattino. D'inverno non ci riesco proprio, mi piace ancora rimanere sotto le coperte fino all'ultimo istante, prima di dover affrontare la nuova giornata, ma in autunno è diverso. L'autunno è la mia stagione, malinconica ma non senza più alcuna speranza, in dormiveglia perenne prima del grande sonno invernale. Mi piace. In una sola parola: amabile.
Deve piacere parecchio anche a mademoiselle Coco perché stamattina l'ho vista uscire presto dal suo portone con la parrucca rossa.

Mademoiselle Coco è una simpatica zitella di mezza età che passa le sue giornate sempre allo stesso modo. Tutte la mattine si reca al mattineè del Royal. Le piacciono i vecchi film e al Royal li proiettano tutto l'anno, ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i gioni dell'anno, compresi i lunedì. A mezzogiorno in punto si avvia verso il vecchio Cafe in Rue de la Petite Boucherie che deve essere quasi più vecchio di lei, dove alla mezza in punto gli servono il pranzo. All'una e un quarto è già sulla via dei Jardins du Luxembourg dove passa il resto del pomeriggio a dar da mangiare ai piccioni. Torna a casa alle sei del pomeriggio e non la si vede fino alla mattina seguente. Usa una parrucca per ogni stato d'animo. Bianca sta per neutrale, è in pace con tutti ma soprattutto con se stessa. Violetto per le giornate mondane, ogni primo e terzo mercoledì del mese non manca mai alla sua riunione di maestre in pensione. Riccia e bionda meglio starle alla larga. L'ultima volta che l'ho avvicinata da bionda a momenti mi beccavo il suo ombrello nello stomaco. Se porta la parrucca rossa invece è decisamente una giornata felice, gli si potrebbe chiedere di tutto tranne che rinunciare al suo piatto preferito, perché lo vuole sempre tutto per se.
31/08/04
Muolin PreludeNon è che volessi farci caso per forza quel giorno. E’ capitato e basta. Me ne stavo lì tranquillo a sorseggiare il mio caffè, seduto al tavolo di fronte al Rouge, quando quel ragazzo è uscito di corsa dal portone centrale. Non tanto alto, carnagione olivastra, capelli corti e appena appena screziati da un po’ di bianco sulle tempie. Correva come un dannato, voltandosi ripetutamente per controllare i suoi inseguitori. Era chiaro che ce l’avrebbe fatta a sfuggire facilmente. I due che lo inseguivano erano soprappeso e di almeno una quindicina d’anni più vecchi di lui. Tuttavia gli si leggeva ugualmente la paura in volto.
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