21/02/05
In cima alla collina la Villa se ne sta accucciata come un grande corvo nero in cova. Le ali enormi in forma di ringhiere prendono entrambi i lati di questo enorme ammasso di terra che sovrasta tutta la città, gettandosi a capofitto sul viottolo che congiunge la strada principale a quella sterrata che porta al lago. Non è inquietante quanto vorrebbe sembrare; tuttavia nottetempo si odono strani lamenti provenire dall'interno, ricordo che da bambino mi facevano una gran paura. Ora non ci faccio quasi più caso, tranne nelle notti di tempesta quando i lamenti sembrano far a gara con i tuoni e il vento in persona.
Stanotte diluvia e il Signor Vento pare abbia ingaggiato una bella lotta con la Villa. Nessuno dei due pare voler arrendersi facilemente. C'è da tremare stanotte e infatti sto tremando, e non basta cercare di non pensarci, impegnare la mente in altro la lotta è così serrata che anche la pioggia sembra battere in ritirata di fronte a tanta dimostrazione di forza. Vestita di rosso una giovane donna cammina scalza sul campo di battaglia. Al suo passaggio gli alberi si chinano, forse a salutare, forse a chiedere riparo da Villa e Vento. Lei dispensa sorrisi a tutti. Arrivata al centro con le braccia stese e i palmi rivolti verso il cielo pronuncia con forza qualcosa che non riesco a udire e lentamente richiude i palmi come a stringere le mani dei due litiganti.
Tutto tace ora, mentre la donna si avvia verso il lago con i suoi ammutoliti accompagnatori.
Stanotte diluvia e il Signor Vento pare abbia ingaggiato una bella lotta con la Villa. Nessuno dei due pare voler arrendersi facilemente. C'è da tremare stanotte e infatti sto tremando, e non basta cercare di non pensarci, impegnare la mente in altro la lotta è così serrata che anche la pioggia sembra battere in ritirata di fronte a tanta dimostrazione di forza. Vestita di rosso una giovane donna cammina scalza sul campo di battaglia. Al suo passaggio gli alberi si chinano, forse a salutare, forse a chiedere riparo da Villa e Vento. Lei dispensa sorrisi a tutti. Arrivata al centro con le braccia stese e i palmi rivolti verso il cielo pronuncia con forza qualcosa che non riesco a udire e lentamente richiude i palmi come a stringere le mani dei due litiganti.
Tutto tace ora, mentre la donna si avvia verso il lago con i suoi ammutoliti accompagnatori.

Il glicine sull'arcata è ancora in fiore e proietta la sua ombra sugli ultimi cassettoni ancora in esposizione sul paveè. L'aria è fresca per una serata di tardo settembre ma ad Annette non dispiace. Come ogni sera rientra la sua frutta. Come ogni sera spera di veder passare un ancor giovane Ismaele, di ritorno da chissà quale viaggio nei meandri di qualche biblioteca privata o, come lui preferisce, da qualche mercatino. Anche oggi il suo desiderio è esaudito. Un giovane magrolino, tutto nervi, slanciato ma non eccessivamente alto, con occhietti vispi, fa capolino sull'altro lato della strada. Un libro sotto il braccio avvolto in carta da pacco che lo fa sembrare più voluminoso di quanto non lo sia in realtà. Un vecchio pastrano già allora appesantito dal tempo.
I bimbi che giocano per strada non erano mai stati una grande attrattiva per lei, ma oggi è diverso. Oggi ogni loro movimento le rende le cose più difficili. Credeva che con il tempo si sarebbe abituata, ma la verità è che non ci si abitua all'oblio. «Perché non mi fate giocare con voi?» disse al più piccolo di loro, ma non poteva sentirla.
Non è che volessi farci caso per forza quel giorno. E’ capitato e basta. Me ne stavo lì tranquillo a sorseggiare il mio caffè, seduto al tavolo di fronte al Rouge, quando quel ragazzo è uscito di corsa dal portone centrale. Non tanto alto, carnagione olivastra, capelli corti e appena appena screziati da un po’ di bianco sulle tempie. Correva come un dannato, voltandosi ripetutamente per controllare i suoi inseguitori. Era chiaro che ce l’avrebbe fatta a sfuggire facilmente. I due che lo inseguivano erano soprappeso e di almeno una quindicina d’anni più vecchi di lui. Tuttavia gli si leggeva ugualmente la paura in volto.