
L'ennesimo avventore si era scagliato a tutta forza verso i libri più abbordabili senza pensare al contenuto. Sembra che la quantità in questo periodo sia preferibile alla qualità a parita di prezzo da pagare.
Di ognuno ricordo quasi tutto, dal primo libro che mi hanno chiesto all'ultimo che hanno comprato. La cosa li sbalordisce non poco, quando si accorgono che mi ricordo i loro gusti o consiglio nuove letture che poi si rivelano sempre di gradimento. Ma è il mio lavoro, la mia missione come piace chiamarla a me. Educare alla buona lettura, non senza qualche intolleranza. Chi non sa scegliere quantomeno una sua direzione estetica non è un degno lettore. Dal peggio si può sempre migliorare, ma quando si è dei buoni lettori non ci si deve permettere letture inferiori alla propria media, nemmeno per puro svago. Tuttavia qualche eccezione si può tollerare ma soltanto in misura risicata. Nel mio caso mi concedo la lettura di romanzi scritti da donne soltanto quando sono di effettivo svago al mio intelletto e mi permettono di staccare la spina per qualche piacevole - in quei casi - momento di lettura.
Il Roscio - così chiamerò il primo membro di questa singolare accozzaglia di variegati esseri umani che vi andrò piano piano a presentare - entrò in libreria per la prima volta cercando un libro di/su Tom Waits che io avevo sentito nominare ma che sfortunatamente al momento mancava del tutto dagli scaffali. A dire il vero non c'era mai stato, ma questo non lo si deve dire mai ai possibili aquirenti. Il Roscio, chiamato così per via dei suoi capelli, che sono per l'appunto rosso naturale con tanto di efelidi che quella prima volta non si notavano molto, ma che in seguito avrei potuto studiare meglio nei mesi caldi, è un fan accanito di Tom Waits, amabile songwriter americano dalla voce roca e un passato malinconico come si addice da sempre così ai migliori. La sua passione per "ugola gracchiante" l'ha portato verso un altro grande, stavolta della poesia che rispondeva - ahimé - al nome di Bukowski Charles fino a circa una decina di anni fa, quando un cancro ce l'ha portato via. Meno male che ci rimane la sua scrittura.
Il caro Buk, satellite mai apprezzato del tutto della galassia Beat ci portò nei nostri incontri a venire a parlare anche degli altri: Jack & Neal, Neal & Allen, Allen & Corso, Buk & William che non si potevano vedere neanche di sfuggita tanto era la loro avversione l'uno per l'altro. Il tutto mischiato alla musica e ai vari readings in mio possesso di quegli anni fantastici dove fare poesia era ancora possibile e nei quali i vecchi "cafè des artist" o letterari parigini ancora potevano suscitare un certo fascino nell'immaginario collettivo di qualche gestore illuminato.
«Conosco un locale che si chiama Bukowski! Gli ho fatto dei quadri e il padrone mette sempre la musica di Waits sai?»
A quel punto già mi era venuta l'idea di proporre qualche reading dal vero e così gli chiesi subito se pensava gli sarebbe potuto interessare qualcosa del genere.