03/09/05
E' assurdo come possa accadere che mi manchi a tal punto da desiderare di trovarla ad ogni svolta del mio percorso, si diceva il Signor M. Come se non bastasse ad un tratto il suo desiderio si fece reale, quasi lo poteva toccare. Così si diede un pizzicotto e poi lo diede a lei, non prima di averle chiesto il permesso. E così parlarono di un certo signore che abbaiava per parlare, ma che allo stesso tempo era dolce. E alla ragazza brillavano gli occhi. Il Signor M. era finalmente felice e un po' dispiaciuto, come era il suo solito d'altronde. Poco distante sulla spiaggia dei fuochi d'artificio alla meno peggio cercavano di fare da controcanto all'improbabile musica che proveniva da poco lontano.
Poi tutto svanì e il Signor M. si ritrovò a guardare il sole sorgere e inondare di luce la sua stanza. Era mattina, un nuovo giorno iniziava e nuovi desideri già facevano capolino nel suo cuore.
01/09/05
Da quando era andata via il Signor M. non sapeva darsi pace. Come era stato possibile fare un errore così grossolano? Si chiedeva spessi in quei giorni se fosse stupido o meno.
La città gli sembrava vuota, come quando in piena estate partono tutti per le vacanze. Ma non era estate, non più perlomeno. L'unico momento nel quale la sua via prendeva forma, colore, esistenza ai suoi occhi e sensi era al suo passaggio. Almeno un paio al giorno: a mezza mattinata una andata&ritorno sempre rigorosamente sul lato diametralmente opposto al suo punto di osservazione. Non capiva se lo facesse per sfida, per farsi guardare o chissà che altro. Nel primo pomeriggio un passaggio veloce, tra una pedalata e l'altra, ovviamente sempre alla stessa distanza strategica. Ma questo gli bastava per essere felice per un istante. Fantasticare un po' sul dove stesse andando; sul cosa pensasse in quel momento; su quale musica avesse nelle orecchie: se un quintetto d'archi oppure musica irlandese.
Adorava la sua musa.
Purtroppo poteva farlo solo da lontano.
31/08/05
L'assordante verità gli trapanò i timpani, ma quello che più di tutti rimase ferito fu il cuore, il centro nevralgico di ogni suo sentimento. Decise di non andare oltre e più si ripeteva questo proposito, tanto più cresceva in lui il desiderio di infrangerlo. La posta in gioco era troppo alta. Stavolta rischiava di farsi male oltre ogni sua passata esperienza, ma questo sembrava non preoccuparlo. Quello che lo preoccupava invece era quale, tra le possibili mosse a sua disposizione, sarebbe stata la migliore da scegliere come contrattacco. Chiamarla? Per dirle cosa? Avevano esaurito gli argomenti per quella sera. Lasciarle un messaggio? Troppo poco. Scriverle una lettera? Forse sarebbe stata quella vincente, ma non si sentiva di scrivere in quel momento. Decise infine per un sonno ristoratore, un buon riposo gli avrebbe portato consigli migliori l'indomani; così sperava, mentre immaginava di accarezzare quei bei capelli ramati che tanto gli piacevano.
12/05/05
Descriverlo non è facile perché è l'elemento del gruppo meno presente in assoluto, finora l'abbiamo visto solo due volte, ma è la nostra speranza. E' sempre nei nostri pensieri, specialmente nei miei, perché divrebbe essere almeno nell'intento il mio partner di scrittura e nemesi sul palco. Di lui si può dire che arde e non lo sa, è un BMW Diesel costipato perché è una Formula 1 e non gli permettono di venir fuori. Lui questo non lo sa, che ha tanto da metter fuori perché non ci crede nemmeno lui, ma me lo sto lavorando!
«Stai scrivendo?»
«No, mi è andata via la musa ispiratrice. La tipa della palestra a cui ho mandato fiori per mesi ieri sera ha capitolato e così m'ha tolto tutta l'ispirazione.»
«Va a finire sempre così, quando raggiungi lo scopo t'è passata la voglia o ti passa l'ispirazione. Dobbiamo cercare subito un'altra donna!»
E ci abbiamo riso sopra.
09/05/05
L'idea di mettere insieme testi e musica c'era venuta già un paio d'anni fa tra un libro e un disco venduto, tuttavia non si era riusciti mai a ingranare la marcia giusta per partire. Mr Quadro - questo il nome con il quale ho appena deciso di chiamare il nostro pianista - ha degli occhiali dalla montatura quadrata di color nero molto teatrante. Ama portare i capelli cortissimi e lunghe basette - senza favoriti - che gli incasellano la mascella squadrata anch'essa. Potrebbe sembrarvi un robottino descritto così ma non fatevi ingannare sotto le sue dita vibra dell'ottimo jazz. E' la dorsale musicale del Gruppo, l'unico che si scrive gli accordi sui miei testi e cerca di dare un minimo di ordine melodico.
«Ma tu suoni?» gli chiesi un paio di anni fa. «Mi diverto a fare musica con il pc» mi rispose lui «e ogni tanto ci canto sopra.» Non ho mai scritto canzoni, se non qualche tentativo di blues di infimo grado, mi ritrovavo però tra le mani qualcosa che assomigliava a una canzone e così gli dissi che se gli andava potevo portargli il testo per vedere se riuscivamo a musicarlo. Il mio testo deve averlo ancora lui, ma di musicarlo non ci siamo mai riusciti, per mancanza di tempo oppure perché non ha il coraggio di dirmi che fa schifo!
L'idea di suonare però è rimasta. Sono passati due anni ed eccoci qui finalmente a fare qualcosa che non siano solo due note messe in fila.
26/04/05
L'ennesimo avventore si era scagliato a tutta forza verso i libri più abbordabili senza pensare al contenuto. Sembra che la quantità in questo periodo sia preferibile alla qualità a parita di prezzo da pagare.
Di ognuno ricordo quasi tutto, dal primo libro che mi hanno chiesto all'ultimo che hanno comprato. La cosa li sbalordisce non poco, quando si accorgono che mi ricordo i loro gusti o consiglio nuove letture che poi si rivelano sempre di gradimento. Ma è il mio lavoro, la mia missione come piace chiamarla a me. Educare alla buona lettura, non senza qualche intolleranza. Chi non sa scegliere quantomeno una sua direzione estetica non è un degno lettore. Dal peggio si può sempre migliorare, ma quando si è dei buoni lettori non ci si deve permettere letture inferiori alla propria media, nemmeno per puro svago. Tuttavia qualche eccezione si può tollerare ma soltanto in misura risicata. Nel mio caso mi concedo la lettura di romanzi scritti da donne soltanto quando sono di effettivo svago al mio intelletto e mi permettono di staccare la spina per qualche piacevole - in quei casi - momento di lettura.

Il Roscio - così chiamerò il primo membro di questa singolare accozzaglia di variegati esseri umani che vi andrò piano piano a presentare - entrò in libreria per la prima volta cercando un libro di/su Tom Waits che io avevo sentito nominare ma che sfortunatamente al momento mancava del tutto dagli scaffali. A dire il vero non c'era mai stato, ma questo non lo si deve dire mai ai possibili aquirenti. Il Roscio, chiamato così per via dei suoi capelli, che sono per l'appunto rosso naturale con tanto di efelidi che quella prima volta non si notavano molto, ma che in seguito avrei potuto studiare meglio nei mesi caldi, è un fan accanito di Tom Waits, amabile songwriter americano dalla voce roca e un passato malinconico come si addice da sempre così ai migliori. La sua passione per "ugola gracchiante" l'ha portato verso un altro grande, stavolta della poesia che rispondeva - ahimé - al nome di Bukowski Charles fino a circa una decina di anni fa, quando un cancro ce l'ha portato via. Meno male che ci rimane la sua scrittura.

Il caro Buk, satellite mai apprezzato del tutto della galassia Beat ci portò nei nostri incontri a venire a parlare anche degli altri: Jack & Neal, Neal & Allen, Allen & Corso, Buk & William che non si potevano vedere neanche di sfuggita tanto era la loro avversione l'uno per l'altro. Il tutto mischiato alla musica e ai vari readings in mio possesso di quegli anni fantastici dove fare poesia era ancora possibile e nei quali i vecchi "cafè des artist" o letterari parigini ancora potevano suscitare un certo fascino nell'immaginario collettivo di qualche gestore illuminato.
«Conosco un locale che si chiama Bukowski! Gli ho fatto dei quadri e il padrone mette sempre la musica di Waits sai?»
A quel punto già mi era venuta l'idea di proporre qualche reading dal vero e così gli chiesi subito se pensava gli sarebbe potuto interessare qualcosa del genere.
15/04/05
Il timido arcobaleno che mi aveva guidato lungo tutto il tragitto da porte de saint-ouen al parc montsouris si poggiava ora silenzioso sulla statua di Bouchard al centro del prato come a godersi il suo meritato riposo. Avvolta in quell'iride, la scultura aveva un'aria sovrannaturale, tutto attorno a lei impallidiva a cospetto di tale dimostrazione di potenza. Tutto tranne lui.
Se ne stava seduto - come nella mia passeggiata - sotto la statua avvolto nel suo lungo soprabito, apparentemente in riposo, il respiro lento e misurato, le mani unite all'interno delle maniche come un monaco in preghiera, gli occhietti piccoli ma sempre all'erta attenti a scrutare tutto attorno.
«Ti aspettavo, mio giovane amico» disse con voce calma mentre mi invitava a sedermi accanto a lui con un ampio e lento gesto del braccio. «Hai del fuoco? I miei fiammiferi sono andati con l'ultima pioggia. Troppo bagnati per sperare che si accendano» Avevo abbandonato le delizie di Tabacco da tempo, mi era rimasto tuttavia un vezzo. Portavo ancora con me il mio vecchio Ronson argentato dalla forma ovale, un vecchio accendino a nafta appartenuto a un militare inglese della seconda guerra mondiale. Era il mio portafortuna, il mio giocattolo, il mio personalissimo antistress. Il suo clic clac mi aiutava a pensare nei momenti difficili. Fortunatamente per il mio nuovo amico non scordavo mai di ricaricarlo di tanto in tanto.
Da una delle maniche tirò fuori una pipa in radica di misura media di quelle dritte. «Bella vero? Non le fanno più così adesso! Pura radica lavorata a mano! E' l'oggetto più prezioso e caro che mi sia rimasto. L'unico che mi sono concesso di tenere quando ho deciso di morire», disse mentre il tabacco iniziava ad ardere piano nella fornace. Una volta accesa tutto intorno a noi per un raggio di almeno un metro profumava di quell'inconfondibile odore dolciastro che solo la magica alchimia di tabacco e pipa può creare. «Mi sembrate più che vivo a dire il vero. Niente affatto morto direi», affermai cercando di sembrare il più a mio agio possibile. Non mi è mai piaciuto avere a che fare con chi parla di morte, sebbene la mia natura pessimista mi ci faccia pensare spesso. «Per esser vivo, son vivo. Sono morto per gli altri però. Dopo una vita spesa a far finta di essere normale, ho deciso di passare i miei ultimi anni in libertà. Come il personaggio del mio libro, solo con meno fissazioni per la testa! Saresti dovuto venire vestito come me altrimenti, lo sai? Ma lasciamo perdere, tu sei qui per sapere qualcosa sul tuo ladruncolo, vero?»
10/03/05
In un viaggio come questo non posso che sperare di rimanere vigile. Sette volpi bianche attraversano la nostra strada. La Ragazza Cannella è alla loro guida. Esile e scarna, alta abbastanza da avere un passo svelto e allo stesso tempo aggraziato, in perfetta armonia con la sua ampia gonna di stoffa blu trasparente.

Il tempo si ferma sul ciglio della strada a guardarci. Due occhi umidi e tristi, pieni di uno strano significato: Odio, Odio allo stato puro, semplice Odio senza mediazione: sconfinato come Amore suo gemello.

Dove l'asfalto segna il suo margine e scivola tra le crepe del deserto, Lucertola ha steso la sua penna. Ha vergato segni col proprio sangue distruggendo il Creato, creando a sua volta nuovi Dei. Ha rubato il Sacro fuoco.

La Ragazza Cannella potrebbe rendermi felice per il resto della mia vita. Una volpe mi guarda e ammicca, pare aver inteso i miei pensieri, ma come? Con chi hai barattato la tua libertà stanotte, volpe? Non è cercando di essere gli altri che si è se stessi. Quale delle altre volpi è l'unica libera da se stessa? Le tue colpe ricadono sul baratro di questo deserto pieno di spine. Non c'è Odio nei tuoi occhi ora amica mia.

I wanna live
with a cinnamon girl
I could be happy
the rest of my life
With a cinnamon girl.
08/03/05
Muolin PreludeNon è che volessi farci caso per forza, è capitato e basta. Me ne stavo lì tranquillo a sorseggiare il mio caffè, seduto al tavolo di fronte al Rouge, quando quel ragazzo è uscito di corsa dal portone centrale. Non tanto alto, carnagione olivastra, capelli corti leggermente screziati da un po’ di bianco sulle tempie. Correva come un dannato, voltandosi ripetutamente per controllare i suoi inseguitori. Era chiaro che ce l’avrebbe fatta a sfuggire facilmente, i due che lo inseguivano erano sovrappeso e almeno di una quindicina d’anni più vecchi di lui, ma gli si leggeva ugualmente la paura in volto.

L'episodio mi ha fatto tornare alla mente il giorno che persi il mio taccuino. Non credo di sbagliare se affermo che quello stesso ragazzo era nei paraggi, se non proprio dietro le mie spalle. Deve essere stato sicuramente lui a sfilare il taccuino dalla mia sacca a tracolla, credendo magari fosse un portafogli. Ora che ci penso meglio si è anche girato a guardarmi con aria di sfida appena mi ha superato. Allora non gli avevo dato importanza ma adesso mi appare tutto così chiaro. Come ho fatto a non accorgermene subito? Ha lui il mio taccuino non ci sono dubbi e forse ho ancora qualche speranza di riacciuffarlo.
Mi recai subito dai suoi due ultimi "clienti" a chiedere informazioni. Mi raccontarono di averlo trovato la sera prima rannicchiato nel loro portone e che presi a compassione l'avevano ospitato per la notte nel loro sottoscala. Come potei constatare io stesso affianco al cubicolo del portiere c'era una porticina che dava su una vecchia cuccetta ancora in discreto stato. Non veniva più usata da quando il portiere di notte aveva tirato le cuoia un anno prima. Non gli sembrava un cattivo ragazzo, solo un po' malandato, a causa probabilmente della vita di strada, ma con occhi svegli e tuttosommato sinceri. Sfortunatamente per loro, e prima ancora per me ormai ne ero convinto, questa descrizione sembrava al momento non coincidere con la vera natura del nostro ladruncolo. Aveva infatti ripulito di ogni oggetto avesse un qualche valore tutto il cubicolo e la cuccetta del vecchio portiere e se l'era filata a gambe levate - come avevo potuto assistere io stesso - appena qualche minuto prima essendo stato preso in fragrante dai suoi ospiti.

Era chiaro che se volevo riavere il mio taccuino dovevo prendere il ragazzo. Ormai era tardi per corrergli dietro e così decisi di avviarmi verso casa, nel frattempo avrei pensato a come iniziare a muovermi. Per prima cosa bisognava cercare qualcuno che conoscesse bene i piccoli ladruncoli e nessun ladruncolo non può che passare da Maximiliane al mercato delle pulci.
01/03/05
Starsene qui ad ascoltare la Cavalcata delle Valkyrie mette i brividi, d'altra parte sono le quattro e trenta di una domenica mattina che promette di lasciarmi provato per il resto della mia esistenza. Fra mezzora la Signorina Lee caccierà i suoi clienti, il vecchio Tom si sveglierà per andare a pesca sul lago; la metà delle madri preparerà la classica colazione americana e io me ne sto qui a pensare a come uscirne fuori. Uscirne fuori vivo da questa sensazione di deja vù continuo che mi attanaglia. E' un ripetersi eterno dello stesso tempo e nulla se non qualche piccolissimo particolare che cambia ogni volta riesce a rendermi partecipe di questa cosa che chiamano vita.
Non devo aggitarmi altrimenti la pressione mi ammazza. Pressure pressure pressure pressure! come cantano gli Zutons, e allora come liberarmi? Valkyrie, un dolce sogno che pulsa nella mia testa e la pressione sale. "Droppate via! Droppate via" grida dal suo pulpito il reverendissimo Reverendo Timothy. "Ti ho mai mostrato la mia collezione di francobolli special?" è così che attacca bottone con i non indrottinati, sorride e non puoi fare a meno di pensare che sia un bravo ragazzo infondo.
Qualcuno sta bussando alla finestra: ma quando ti decidi ad aprire? Non si può sempre dar retta ai deja vu, non puoi sempre dar fede alla storia e allora cambia registro, tenta una divagazione. Apri quella fottutissima finestra prima che sia tardi! Prima che la storia ti volti le spalle e si dirigga altrove.
E così, quando meno te l'aspetti tutto quello per cui sei andato a letto tutte le santissime sere; tutte le aspirazioni oniriche, sogni di paradisi reali: visioni beatifiche di te che scali il K2 senza ossigeno e arrivi in cima a toccare Dio con un dito. Le migliori aspirazioni degli uomini congelati in un solo perfetto inconcepibile istante, intorno a te il nulla e ti concentri così sull'unica entità che non si annulla che se ne stava ancora con le nocchie a mezz'aria tra lo slancio e l'ennessima bussata sul vetro, a guardarti un po' interdetta.
Apri questa cazzo di finestra! Non c'è rabbia nel suo volto, solo una estrema curiosità quasi ingenua. E ti guarda con quegli occhi tristi, sembra una bambina. Apri la finestra! oppure dannati in eterno! Aprila! Ora!
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