20/03/09
C'è stato un tempo e un luogo della nostra esistenza nei quali la vita sembrava essere più semplice, genuina e ingenua e la potevi guardare aggrappato a un ramo di salice piangente facendo finta di essere Orzowei; potevi giocare a rimettere in piedi il mondo che non ti piaceva solo con acqua e terra: un muratore stellare con tanto di pianeti coloratissimi fatti di Crystal ball. Alla radio Dylan si batteva per il nero uragano mentre Neil bacchettava i sudisti: la morale e il moralista.
Erano i seventies e noi eravamo bambini e il più bambino fra tutti si chiamava Filippo.

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08/10/08
derattizzare [de-rat-tiz-zà-re] v.tr. [sogg-v-arg]
• Liberare un ambiente dai topi
• a. 1931

02/02/07
Filippo contro i Ratti mutanti

A quel tempo la vita era più semplice, genuina e ingenua e la potevi guardare aggrappato a un ramo di salice piangente facendo finta di essere Orzowei, oppure giocare a rimettere in piedi il mondo con acqua e terra. Erano i seventies e noi eravamo bambini e il più bambino fra tutti era Filippo.

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24/04/06
Ancora un po' è arriva la notte, quella vera che ti porta via come un seme germinale di ipnotico sognante visionario in questa fantasmagorica città che non arriva mai alla fine delle sue budella, tutta sventrata così come se ne sta da quattro anni o forse più, non ricordo e va bene così perché non è per merito o colpa mia che la sabbia intestinale del sacro terreno patrio se ne sta a ribbollire sotto la pioggia torrenziale e il sole africano di questo meteo ambulante che non sa più cosa è nel profondo. Che si fottano questi bastardi degli Osservatori occulti, ho con me la mia arma migliore quella che nessuno è mai riuscito a scoprire e a battere perché non c'è modo, non c'è via di uscita quando si mette in moto e allora non ci sono sermoni che tengano, nemmeno i sermoni sulla bocca del Reverendissimo Reverendo possono batterla, neanche tu che te ne stai lì silente a scrutare dal tuo alto bastione verrai risparmiato al suo cospetto e non ci saranno rane sul tuo tappeto ad attutire il tuo fragoroso e inevitabile tonfo sulla Terra immacolata dilaniata del tuo tempo immobile sul tetto del tuo povero santissimo mondo sacrificato ai più e vietato ai molti. C'è del tenero nei tuoi pensieri! Riesci ancora a percepire quando nel tempo lontano dei tuoi prati verdi Ragazza Cannella si manifestò al tuo cospetto sotto la prolifica ombra degli alberi figli di Vento e Villa quando ancora non sapevano cosa fosse l'assenza di amore nelle loro radici e fondamenta? Riconosci ancora quanto del tuo becero egoismo ha fatto da parete e fertilizzante per la scalata al contrario del monte del desio, quando anche la più piccola delle aspettative era più di quanto ognuno di noi potesse sperare di avere davanti al ventre ormai prossimo a esplodere della Città? Quando capirai ciò che hai contribuito a costruire rimmarai a rammaricarti sotto le macerie della tua colpa e non ci saranno aspettative salvifiche, sarai soltanto battuto quando potevi essere beato insieme alla Santissima santità dell'Eterno Splendente Re dell'arma. Se non lo capisci da solo nessuno potrà mai spiegartelo perché senza accorgertene sei perito sotto i colpi della mia arma. Sarai mai Santo?
28/02/06
Quando questa storia verrà riscritta, pensò il Signor M, molte cose andranno cambiate. Eppure non poteva che pensare con dolcezza a quei momenti passati insieme alla ragazza. Non l'avrebbe più acarezzata.
Tutto quel silenzio l'aveva reso cieco: non riusciva più a distinguere tra il dolore e la leggerezza. Quale tra i due è leggero e chi invece soffre?, si chiedeva in cima a un alto faro rosso.
Era tornato a parlare con il mare dopo tanto tempo. Gli aveva portato in dono i suoi dubbi e aveva ricevuto in cambio altre domande più ardite. Si sentiva leggero e addolorato.
Forse più tardi avrebbe trovato parole nuove per riscrivere la storia.
16/10/05
La ragazza dei gatti è di nuovo appostata sotto il glicine di Annette.
Arriva tutte le sere quando ormai il cielo di Parigi si avvia lievemente dal suo azzurro elettrico al suo blu scuro intenso. Non va via mai prima che sia diventato nero buio pieno di stelle quando può e tetto di sogni per tutti i suoi fiori blu.
E' paziente e ormai i gatti attendono diligenti il suo arrivo.
Non miagolano neppure.
05/10/05
Seduto in un caffè parigino il Signor M. rifletteva sulla valenza delle frasi da dire, già dette. Sul da farsi ci avrebbe pensato in seguito. Dagli schiamazzi notturni di rue Charleroi si intuiva che erano passate le dodici di sera e mentre la ragazza era assorta nei suoi pensieri, lui non poteva che continuare a pensare a quella frase. Come era potuta uscire dalla sua bocca? Eppure era successo e si rammaricava di non aver saputo trattenerla, ma soprattutto gli doleva il fatto di non poterla svelare di nuovo. Forse fra qualche tempo, quando la pioggia autunnale avesse lavato qualche indugio si sarebbe deciso a parlare. Ma non ne era sicuro. Forse la ragazza avrebbe chiesto ancora, con più insistenza, ma lui sarebbe stato più forte.
Forse avrebbero continuato a giocare a non guardarsi ancora per molto. Almeno finché non si sarebbe fatto sfuggire di nuovo quelle due parole. Non a cuor leggero.
28/09/05
L'Artista pazzo sta spulciando ancora i tomi d'arte. Sì è fissato su un libro di Caravaggio. Sta analizzando il Bacco, per la precisione.
- Tu dipingi?, chiesi.
- Dipingevo. Non faccio più nulla da diverso tempo, rispose.
E lo disse con un velo di malinconia, come un ricordo doloroso ma dolce che custodiva gelosamente.

Il giovane non chiese oltre, segnò su un foglietto il volume di Caravaggio, lo incartò in una carta da pacco e lo consegnò all'Artista che si avviò verso la porta verde della libreria.
Con un cenno del capo a mezz'occhi salutò e prese la sua strada. Scomparve subito sotto il glicine.
Magari quel giorno avrebbe dipinto di nuovo pensò il giovane, perché in fondo alla fine gli aveva sorriso un sorriso meno malinconico del solito.
09/09/05
Un passaggio veloce sotto un cielo coperto e per un po' spoglio di pioggia. La vide all'ultimo istante solo di spalle mentre si dirigeva svelta svelta in punta di piedi sui pedali, verso il portone di casa. Quel giorno aveva la chioma sciolta, e forse per il vento, forse per l'andatura sostenuta quei bei capelli erano gonfi e liberi. Il Signor M. si perse per qualche istante tra le loro pieghe e svolazzi, pensò che presto sarebbero stati abbastanza lunghi da essere raccolti in una bella treccia ramata, o magari in due come quelle che si vedevano tanti anni fa. Immaginava di regalarle un fermaglio fatto a mano e che lei l'avrebbe ringraziato con un sincero sorriso. Tutto questo immagina il Signor M. mentre la guardava passare e poi rientrare nel portone, guardandola con affetto sperando che si girasse verso di lui. Senza farsi scorgere avrebbe potuto salutarla, da lontano.
08/09/05
Quel giorno lo colpì sopra ogni altra cosa il suo sorriso. La sera prima gli era sembrata più timida del solito, ma quella mattina qualcosa nel suo sguardo era cambiato. Come se fossero diventati all'improvviso complici e custodi di un qualche segreto di cui solo loro detenevano le chiavi. Il Signor M. non potè fare a meno di ringraziare il suo Cuore, perché solo mantenendolo puro, come lui aveva fatto, era riuscito a far si che quel miracolo tanto desiderato alla fine diventasse realtà. Aveva conquistato l'amicizia della ragazza.
Quel giorno parlarono di gatti che stavano in piedi come piccoli orsetti bruni, di buffi cappelli a bombetta e di strane ciambelle di riso soffiato.
In cuor suo sperava non fosse un altro sogno...
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    Perder tempo è la sola cosa che rende il nostro tempo veramente nostro... aspettare...
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    ti sei fermata alla superficie Loriana...ecco...
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    google non è onniscente e se ti accontenti del terzo link che ti tira fuori è ovvio...
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