02/02
Storie di paese #1
Filippo contro i Ratti mutantiA quel tempo la vita era più semplice, genuina e ingenua e la potevi guardare aggrappato a un ramo di salice piangente facendo finta di essere Orzowei, oppure giocare a rimettere in piedi il mondo con acqua e terra. Erano i seventies e noi eravamo bambini e il più bambino fra tutti era Filippo.
Filippo era lo spazzino comunale e contemporaneamente il pazzo del paese. Altissimo e magrissimo si stentava a credere che potesse rimanere in piedi e infatti era sempre appoggiato alla sua scopa d'ordinanza, quelle di una volta fatte di legno e ramoscelli secchi. Fumava sigarette Nazionali, quelle senza filtro, una dietro l'altra che significa che con quella che stava per finire si accendeva la successiva. Non so quante sigarette fumasse in un giorno ma io non l'ho mai visto senza una in bocca. Era lo spazzino e lo scemo del paese contemporaneamente. Ma non era scemo sul serio, anzi a me sembrava molto intelligente e se possibile forse lo era ancora di più di quello che poteva apparire a un bimbo come me. Ma prima non era così, prima era un ragazzo normale. Prima. Prima di tornare dal servizio militare. Sì perché si diceva che sotto la naja gli avessero messo l'LSD nel caffè e che lui era partito per un viaggio e non era più tornato quello di una volta.
Aveva solo la mamma e così qualcuno al comune, impietosito, gli fece avere un lavoro come spazzino comunale e lui era lì tutte le mattine a spazzare la piazza centrale del paese a fianco del comune e di fronte casa mia.
Si diceva che lasciasse a metà l'ultima sigaretta della notte e che la riaccendesse la mattina appena sveglio per ricominciarla a fumare. Si diceva che si svegliasse sempre prima che il sole sorgesse per poter essere in piazza a guardare l'alba sul mare, perché lo rincuorava, perché così era sicuro che l'alba era arrivata e che la naja era finita per davvero, una volta per tutte. Poi prendeva a camminare con il suo andamento ginoccolato, un po' ingobbito con la perenne sigaretta che gli pendeva tra le labbra per diriggersi verso il suo capanno degli attrezzi nel giardinetto del comune. Quello era il suo demanio personale, vi custodiva i suoi ferri del mestiere: la sua scopa di paglia, il suo carretto con i due bidoni di latta, e il rastrello più altra paccottiglia non ben identificata e identificabile.
Tutti i giorni teneva pulito il suo chilometro quadrato di paese, tutti i giorni tranne quello in cui trovò la sua fida scopa tutta smangiucchiata...
La nebbia è nel tempo / E' fuori ragione
L'autostoppista ruba un passaggio / Prima si rovinava nel fango
C'è calma piatta stamane / Avete passato una buona notte?
Avete lo stomaco pieno? / Rami secchi & cicche di sigarette
Forse è un buon giorno per morire
Venite ad affogare nel mare / Venite a nuotare nel sale
Vi ho preparato il vostro personale Rolling thunder, amici miei
diario di Filippo 13 maggio '72
Filippo era lo spazzino comunale e contemporaneamente lo scemo del paese ma questo non gli impediva di avere idee sue sulla vita e su come andava affrontata. Le idee che aveva erano anche ben precise e a dispetto della sua condizione di spazzino/scemo comunale riusciva anche a scriverle e tenerle in ordine in un diario. Il diario di Filippo non era un vero e proprio diario era più che altro un quadernino di quelli che usavamo anche noi bambini alle elementari solo che noi eravamo costretti a scriverci i dettati della maestra mentre lui ci poteva scrivere i suoi pensieri. La cosa non era da sottovalutare e devo ammettere che un po', sotto sotto lo invidiavo. Non ne aveva solo uno, ma una montagna di questi quadernini scritti ed erano tutti identici. Li aveva comprati in blocco tutti uguali il giorno dopo essere uscito dall'ospedale militare dopo quel caffè che l'aveva fatto partire ma non tornare. E ci scriveva di tutto. Da quello che accadeva in paese, alle poesie, le sue frasi zen. Ci aveva perfino scritto come aveva intenzione di ammazzare tutti i Ratti Mutanti che infestavano il suo capanno.

