20/03
Filippo contro i Ratti mutanti
C'è stato un tempo e un luogo della nostra esistenza nei quali la vita sembrava essere più semplice, genuina e ingenua e la potevi guardare aggrappato a un ramo di salice piangente facendo finta di essere Orzowei; potevi giocare a rimettere in piedi il mondo che non ti piaceva solo con acqua e terra: un muratore stellare con tanto di pianeti coloratissimi fatti di Crystal ball. Alla radio Dylan si batteva per il nero uragano mentre Neil bacchettava i sudisti: la morale e il moralista.
Erano i seventies e noi eravamo bambini e il più bambino fra tutti si chiamava Filippo.
Filippo era lo spazzino comunale e contemporaneamente lo scemo del paese. Altissimo e magrissimo, dai capelli corvini con un paio di baffoni più neri della pece sempre un po' unti a incorniciare delle labbra sottili eternamente strette intorno a una cicca accesa, si stagliava in tutta la sua lunghezza emaciata perennemente sul limitare della piazza, esattamente al centro: non un passo a destra nè uno a sinistra. Si stentava a credere che potesse rimanere in piedi abbastanza a lungo da non cadere senza aver bisogno di ricalibrare il proprio equilibrio con qualche passo di assestamento ogni tanto. Infatti, quando non ramazzava era sempre appoggiato alla sua scopa d'ordinanza.
Filippo era convinto che la sua scopa fosse speciale. "Lei è Magica!" diceva a tutti con il suo candore da bambino e non tutti lo capivano. "Ecco a voi Capitan Cuordilatte e la sua magica scopa!" gli gridava dietro qualche amante di gruppi rock nonsense quando lo vedeva passare, ma lui se la rideva sotto i baffi perché il rock nonsense gli piaceva e cosí non se la prendeva più di tanto. Era abituato a essere visto come un diverso dalla gente e forse per questo che amava stare con noi bambini più che con ogni altra persona: noi non lo giudicavamo, al contrario ci piaceva un sacco. Tuttavia, ad essere sinceri, la sua scopa non era niente di speciale, una regolare scopa da spazzino, di quelle lunghe e nodose con i ramoscelli secchi tenuti fermi col fil di ferro. Ma a lui bastava, la maneggiava come se fosse l'unico bene che avesse e forse era vero.

Fumava sigarette Nazionali senza filtro una dietro l'altra, il che significava che con quella che stava per finire si accendeva la successiva. Non so quante ne fumasse in un giorno ma io non l'ho mai visto senza una in bocca. Dovevano essere comunque tantissime visto che il signor Romanelli - che era l'unico tabaccaio del paese con una passione per il Jazz - teneva sempre un paio di stecche di sigarette Nazionali da parte solo per lui.
L'unica volta che non finì per intero una sigaretta fu il 1° gennaio '74 quando, nel sottopasso della piccola stazione di paese, un tipo alto con dei rayban neri gli chiese una cicca. Non amava dividerle ma intravide qualcosa di strano negli occhi di quell'uomo e cosí cedette. Si scoprí solo anni dopo che quel tipo faceva parte di una falange di Ordine Nero che stava mettendo in atto il primo degli attentati terroristici alle linee ferroviarie che portarono qualche mese dopo alla strage dell'Italicus. Ma questo Filippo non poteva saperlo e comunque non avrebbe potuto farci molto.

Era solo lo spazzino e lo scemo del paese contemporaneamente. Ma non era scemo sul serio, anzi a me non lo sembrava affatto. "Secondo me fa finta. E' solo una copertura" pensavo. Mi appariva come un bimbo, solo più alto, con i baffi e il permesso di fumare. Un po' strano certo, con delle idee per la testa tutte strampalate come la sua fissa per la geometria. "Se il cerchio è una figura geometrica piana perfetta la sfera è ancora più perfetta?". Ma che razza di domanda era? Figurarsi se noi bambini potevamo conoscere la risposta giusta, sapevamo a malapena cosa fosse un pi greco! Eppure Filippo poteva andare avanti per ore solo su questa domanda. E nonostante tutto non riusciva ad apparirmi peggiore di tanti altri adulti che non avevano niente da offrirci se non raccomandazioni o rimproveri.
Ma non era sempre stato cosí, prima era "normale", poco interessante come tutti gli altri adulti. Questo prima di tornare dal servizio militare. Sí perché si raccontava che sotto la naja gli avessero messo qualcosa nel caffè che lo aveva fatto partire per un viaggio dal quale non era più tornato. All'inizio non capivamo come potesse essere in viaggio visto che era sempre in paese, poi un altro adulto ci spiegò che gli avevano dato una medicina cattiva che mandava in vacanza la mente e lasciava a casa il corpo. Per questo Filippo ogni tanto era assente a se stesso. Ci disse anche di stare attenti "perché Filippo è innocuo, ma fate comunque attenzione quando siete con lui". Solo quando crescemmo un po' arrivammo a capire che la medicina era l'acido lisergico molto in voga quegli anni e tutto ci apparve più chiaro.
Era orfano di padre e sua madre non lo voleva troppo tra i piedi cosí qualcuno al comune, credo fosse lo stesso che ci aveva spiegato la storia della medicina cattiva, impietosito, gli fece avere un lavoro come spazzino comunale; e lui era lì tutte le mattine a spazzare la piazza centrale del paese di fianco al comune.

Quando lo si incontrava per la prima volta quello che non si poteva fare a meno di notare era come fosse davvero un gran fumatore. Si vociferava che lo era a tal punto che lasciava a metà l'ultima sigaretta della notte e la riaccendeva la mattina dopo appena sveglio per finirla di buon'ora. Quando lo si iniziava a conoscere un po' la seconda cosa che si notava era come riuscisse a svegliarsi sempre prima che il sole sorgesse per poter essere in piazza a guardare l'alba sul mare.
Chi arrivava a conoscerlo bene come me sapeva che quel prodigio della natura che è la nascita di un nuovo giorno lo rincuorava, perché cosí era sicuro che l'alba - prima o poi - arriva per tutti. "Un po' come la morte, un po' come la vita" diceva e alla fine era arrivata anche per lui quell'alba tanto desiderata: la naja era finita per davvero, una volta per tutte. E come sempre, salutato il nuovo giorno nascente, si dirigeva con il suo andamento molleggiato, un po' ingobbito con l'ennesima sigaretta che gli pendeva tra le labbra verso il suo capanno degli attrezzi nel giardinetto del comune.

Il capanno di latta ondulata era il suo demanio personale, ci custodiva i suoi ferri del mestiere: la sua magica scopa di paglia con il rastrello, il suo carretto coi due bidoni anche quelli di latta più altra paccottiglia non ben identificata o identificabile. Tutti i giorni teneva pulito il suo chilometro quadrato di paese, tutti i giorni tranne quello in cui trovò la sua scopa fatta quasi a pezzi a suon di morsi...

Diario di Filippo


Vita, ultima frontiera. Questi sono i viaggi astrali di Capitan Cuordilatte durante la sua missione sul pianeta Terra, diretta all'esplorazione di nuove dimensioni, alla ricerca di altre forme di coscienza, fino ad arrivare laddove nessun uomo è mai giunto prima. Con buona pace della NAJA.

Data astrale 1305.1972 barra 0900.0525

Durante la consueta ispezione mattutina la mia scopa è stata rinvenuta in stato di usura avanzato. Il primo ufficiale scientifico Frank Zappa a seguito scansione con pacchetto Nazionali ha identificato quella che, apparentemente, sembrerebbe essere la causa più plausibile: morsi di Ratto mutante. I nostri più terribili nemici su questa pianeta.

Sono Capitan Cuordilatte comandante della missione Terra per conto della Flotta Cosmica LSD3. Celo la mia vera identità sotto le mentite spoglie dello spazzino comunale e contemporaneamente ricopro il ruolo di scemo del paese. Ho idee chiare su come va affrontata la vita qui sul pianeta Terra soprattutto quando dei Ratti mutanti banchettano a colazione con la mia Magica Scopa.

Ipotesi
I ratti sono una aberrante mutazione genetica dovuta al sovraccarico di liquami non smaltiti dal depuratore comunale. Lo sanno tutti che non ha mai funzionato come dovrebbe.
I ratti sono una super arma segreta creata nei laboratori della NAJA e sono stati mandati qui sulla Terra appositamente per uccidermi.

La NAJA era per Filippo la massima organizzazione del male, ci raccontava spesso di come i suoi membri tenessero sotto scacco l'intero paese con dosi massicce di LSD disciolte nell'acqua e nell'aria. “Ci hanno provato anche con me, sapete? Ma sono stato più furbo di loro e cosí alla fine dopo un lungo periodo passato in una stanza asettica dove mi hanno fatto ogni sorta di esame sono riuscito a scappare. Per questo ora quelli della NAJA mi danno la caccia”.
I Ratti Mutanti erano andati a cercarlo nel capanno e non trovandolo avevano sfogato la loro frustrazione sulla sua magica scopa.
Tutto era possibile nel mondo di Capitan Cuordilatte.

Questi ed altri deliranti resoconti del suo personalissimo modo di vedere e affrontare il mondo erano racchiusi in una montagna di quadernini a righe da 30 pagine con la copertina di tela nera tutti identici. Li aveva comprati in blocco il giorno stesso che era uscito dall'ospedale militare dopo il suo periodo di degenza forzata per riprendersi dalla medicina cattiva che l'aveva fatto partire senza lasciarlo tornare. Sui suoi Diari di bordo, come li chiamava lui, ci scriveva di tutto: da quello che accadeva in paese, fossanche stata la cosa più insignificante del mondo finanche le sue poesie, o le ricette per fare il pesticida migliore per il giardinetto comunale.
Ci aveva perfino scritto come aveva intenzione di ammazzare tutti i Ratti Mutanti che lo volevano morto.

Filippo #7

Riprese i sensi in una pozza di saliva, doveva essere rimasto svenuto per parecchio tempo perché aveva tutta la faccia appiccicosa. Dove si trovava? da quanto tempo era lì? e soprattutto come ci era finito? Il suo ultimo ricordo era la lotta furibonda ingaggiata sulle colline contro i Ratti Mutanti e la sua immagine mentre si lanciava al loro inseguimento tra il folto dell'erba e i rovi aggrappati ai piloni dello stradone sopraelevato con il suo scopettone uncinato. Ansimava, il battito del suo cuore correva all'impazzata, ad ogni passo rischiava di trovarsi steso per terra; doveva ricalibrare il suo equilibrio ogni volta che slanciava l'una o l'altra gamba all'inseguimento; era come se non avesse mai corso in vita sua, l'acido lattico lo teneva stretto come in una morsa soffice ma dolorosa; l'adrenalina lo sosteneva ingaggiando una lotta interna furibonda tra la sua volontà e i suoi limiti fisici.
La luna era alta nel cielo terso.
Decisamente una buona notte per una battuta di caccia.
Poi il buio.

Qualcuno o qualcosa l'aveva messo KO. Nella foga dell'inseguimento, non si era accorto di essere seguito. Forse i Ratti Mutanti erano solo un pretesto per farlo uscire allo scoperto cosí da catturarlo e riportarlo nei laboratori volanti della NAJA per terminare quello che avevano iniziato prima che arrivasse l'alba. Ma era troppo tardi ormai per capire come era andata, in quel momento l'unica sensazione che lo possedeva era il terrore di non riuscire a lasciar cadere giú quel brutto trip.
Guardò la sua mano, poteva vederne tutte le vene, i capillari e le ossa. Bloccando una vena con un dito vedeva chiaramente il sangue fermarsi e cambiare di colore. Anche solo una semplice estensione delle dita modificava i colori e i percorsi del sangue. Mise a fuoco il pavimento oltre la mano e notò che onde di provenienza sconosciuta, in grado di smolecolare la materia e di farla scivolare con un moto ondoso stavano sbriciolando in una miriade di atomi costituenti il pavimento sotto di lui. Tutto iniziò a muoversi come un'onda di polvere variopinta volteggiando davanti, a lato, tutt'intorno a lui.
Decisamente un brutto momento per un ritorno d'acido.
Cadde svenuto.
Buio pesto.

Doveva essere notte fonda ormai, sicuramente non meno delle due e non più tardi delle quattro di mattina quando si riprese. I suoi occhi si stavano velocemente abituando al buio cosí si rese conto con suo grande sollievo che si trovava dentro il suo capanno, tra le giunture della lamiera si intravedeva infatti la luce del lampione di servizio comunale. Forse non tutto era perso "dopotutto l'alba prima o poi arriva per tutti" si ripeteva a voce bassa. Come un mantra, una preghiera catartica, una luce in fondo al tunnel del suo incubo, perché dentro di sè sperava con tutto se stesso che quella non fosse ancora, per l'ennesima volta solo la sua realtà. L'ultima cosa che pensò fu che il suo primo ufficiale Frank Zappa ancora una volta non era con lui per aiutarlo. Tuttavia...
Tuttavia si sentiva ormai al sicuro.
Afferrò al volo una mosca che gli ronzava intorno.
Cadde in un sonno profondo.

Vendetta

Come ogni sabato del mese eravamo sul marciapiede davanti la piazza a preparare la nostra bancarella, perlopiù vendevamo fumetti e cianfrusaglie: qualche topolino, quando eravamo fortunati degli albi corno dei nostri genitori, collanine di perline e sassi dipinti da noi. Filippo era il nostro cliente fisso, ogni settimana faceva rifornimento di fumetti ma quel sabato non si era ancora fatto vivo. Erano giorni che se ne stava sulle sue e la cosa non poteva significava nulla di buono. Poi ci apparve mentre tornava dalla strada statale con il suo carretto. I bidoni di latta erano riempiti di tubi di ferro che dovevano pesare almeno tre volte il suo peso perché faceva un gran sforzo per tirarli avanti. Ci salutò senza fermarsi con un ciao quasi impercettibile, pronunciato a bocca serrata per non far cadere la cicca che stava fumando. Non potevamo aspettarci davvero nulla di buono, stava sicuramente architettandone una delle sue. Fece almeno tre viaggi tra lo sfasciacarrozze oltre la statale e il suo capanno e ogni volta era a pieno carico.

Data astrale 07.1972 barra 1700.0701

Finalmente gli ultimi rifornimenti di materiale sono arrivati, il lavoro di assemblaggio procede lentamente ma in maniera costante, non posso essere scoperto proprio ora che ho quasi raggiunto l'obiettivo. La NAJA ha spie ovunque, vorrei rendere partecipi anche i bimbi ma potrebbe essere troppo pericoloso per loro. Ormai ci sono, il dispositivo di contenimento è quasi terminato e dopo non rimarrà altro da fare che trovare il modo di far convogliare quei luridi Ratti mutanti tutti nella mia trappola con le paratie preparate al depuratore per liberarmene cosí una volta per tutte.

Alluvione

Quando l'acqua arrivò lo fece subdolamente senza farsi scoprire. Solo quando l'odore pungente che saliva dai pavimenti - ormai diventati dei laghi di acqua putrida - iniziò ad essere insopportabile qualcuno si destò dal sonno e iniziò a capire quello che stava accadendo. Appena in tempo perché poco dopo l'acqua venne giú con un tale impeto da far smottare quasi tutto il versante destro della collina. E giú ancora per la discesa asfaltata che ricongiunge lo spiazzo antistante la chiesa con la strada principale e poi oltre, fino al mare un fiume in piena carico di ogni sorta di detriti.
Era scoppiata la conduttura del depuratore.

Balzammo fuori dai letti che l'acqua già ci arrivava ai fianchi. Abitavamo in un piano interrato e la nostra porta di casa dava proprio sulla strada ormai trasformatasi in un fiume in piena. Scappammo fuori come topi da una stiva di una nave che sta affondando prima di venire soggiogata del tutto dai flutti di uno spietato mare nero.
Quello che ci aspettava fuori è qualcosa che difficilmente scorderò. Di fronte a noi, sulla cima della collina Filippo brandendo la sua scopa a guisa di falce si dimenava urlando frasi che non riuscivo a udire con chiarezza fra il frastuono dell'acqua, le grida degli adulti e lo squittio della miriade di ratti che travolti dalla corrente cercava in tutti i modi di rimanere a galla mentre venivano trasportati violentemente verso un enorme gabbia uncinata situata proprio al centro della piazza, naturale foce di quel fiume artificiale che solo Filippo poteva aver provocato.

Data astrale 0107.1972 barra 0530.0701

Sono stati un lungo giorno e una lunghissima notte quelli appena passata, ma alla fine come sempre l'alba e giunta a purificarci e questa volta si porterà via con sè una volta per tutte questi fottuti Ratti mutanti! Non è stato difficile trovare il loro nascondiglio, è bastato risalire la conduttura del depuratore fin sopra la collina. Questa volta per non avere spiacevoli ripercussioni sul mio capo sono partito a sole alto, non sarebbe stato saggio andarli a stanare di nuovo di notte e visto che non gradiscono il sole ho avuto un'arma in più a mio favore. E Bang! erano tutti lì ad aspettare solo me, ammassati nella loro sudicia tana nel sottotetto del depuratore.
Dopo aver effettuato una scansione ai raggi gamma il primo ufficiale Zappa, contati non meno di 500 esemplari di ratti mutanti, se l'è data a gambe levate come suo solito lasciando a me il lavoro sporco (Nota: deferirlo al rango di mozzo astrale quando questa storia sarà terminata).
Il tanfo era insopportabile, non capivo se puzzasse più la fogna dei suoi pelosi abitanti che tra schizzi di urina e merde sembravano ammassati in un unico corpo sensiente, ogni ratto si perdeva nella comunità e ne era parte portante: un solo corpo, una sola mente, un solo scopo.
L'assimilazione.
Occhi infuocati, denti aguzzi, code lisce, con scaglie e peli radi: code vecchie giovani; mantelli neri irti di peli aguzzi; zampe forti agili; artigli affilati, uncinati. Un esercito compatto pronto all'attacco. Un entità globulare che grida in un solo squittio: "Noi siamo i Ratti mutanti. Le vostre peculiarità biologiche e intellettuali saranno assimilate. La resistenza è inutile."
Come aveva potuto la NAJA generare tanto orrore?

Dopo essersi assicurato che i Ratti erano nella loro fase di ricarica, iniziò a sistemare i pannelli rinforzati che aveva preparato per l'occasione in modo da creare un passaggio obbligato che andava dalla bocca della tana - unica via di entrate e uscita - fino alla conduttura principale del depuratore. Ci volle quasi tutta la giornata e oltre, per assicurarsi una buona riuscita lasciò copiose porzioni di cibo avvelenato per placare i ratti che si sarebbero destati per primi e allo stesso tempo sfoltirne un po' le file in vista dell'atto finale. A notte fonda i Ratti mutanti erano già diminuiti di un terzo; li vedeva ballare alla luce flebile della luna che filtrava dal tetto sconnesso: "LSD funziona egregiamente anche con loro" pensò. Salí in posizione dominante a sovrastarli tutti divelse con forza il blocco dall'ugello di una pompa e prese a inondarli d'acqua putrida; i ratti iniziarono a dimenarsi furiosamente senza capire cosa li stesse attaccando. Furono colti di sorpresa ancora intorpiditi dal sonno e dal loro stesso LSD. Filippo se la rideva a pieni polmoni cavalcando la sua magica scopa gridava: Let it roll, baby, roll/Let it roll, baby, roll/Let it roll, baby, roll/Let it roll, all night long
La pressione dell'acqua fece il resto pressando i Ratti mutanti l'uno sull'altro li spinse nella conduttura facendoli schizzare via oltre la collina e giú per il pendio fino alla gabbia al centro della piazza del paese.
Prese una tavola e cavalcò il fiume in piena che aveva creato, arrivato sul limitare della collina balzò su un masso all'asciutto e si godette lo spettacolo continuando a inveire contro i suoi nemici.
Capitan Cuordilatte aveva vinto di nuovo!

Era contro i Ratti Mutanti che Capitan Cuordilatte stava urlando:

La nebbia è nel tempo / E' fuori ragione
L'autostoppista ruba un passaggio / Prima si rovinava nel fango
C'è calma piatta stamane / Avete passato una buona notte?
Avete lo stomaco pieno? / Rami secchi & cicche di sigarette
Forse è un buon giorno per morire
Venite ad affogare nel mare / Venite a nuotare nel sale
Vi ho preparato il vostro personale Rolling thunder, amici miei

Eravamo entrati nella testa di Filippo e non ne saremmo usciti tanto facilmente.

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