20/03/09
C'è stato un tempo e un luogo della nostra esistenza nei quali la vita sembrava essere più semplice, genuina e ingenua e la potevi guardare aggrappato a un ramo di salice piangente facendo finta di essere Orzowei; potevi giocare a rimettere in piedi il mondo che non ti piaceva solo con acqua e terra: un muratore stellare con tanto di pianeti coloratissimi fatti di Crystal ball. Alla radio Dylan si batteva per il nero uragano mentre Neil bacchettava i sudisti: la morale e il moralista.
Erano i seventies e noi eravamo bambini e il più bambino fra tutti si chiamava Filippo.

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20/02/07
Filippo e i Ratti Mutanti

La nebbia è nel tempo / E' fuori ragione
L'autostoppista ruba un passaggio / Prima si rovinava nel fango
C'è calma piatta stamane / Avete passato una buona notte?
Avete lo stomaco pieno? / Rami secchi & cicche di sigarette
Forse è un buon giorno per morire
Venite ad affogare nel mare / Venite a nuotare nel sale
Vi ho preparato il vostro personale Rolling thunder, amici miei


diario di Filippo 13 maggio '72

Filippo era lo spazzino comunale e contemporaneamente lo scemo del paese ma questo non gli impediva di avere idee sue sulla vita e su come andava affrontata. Le idee che aveva erano anche ben precise e a dispetto della sua condizione di spazzino/scemo comunale riusciva anche a scriverle e tenerle in ordine in un diario. Il diario di Filippo non era un vero e proprio diario era più che altro un quadernino di quelli che usavamo anche noi bambini alle elementari solo che noi eravamo costretti a scriverci i dettati della maestra mentre lui ci poteva scrivere i suoi pensieri. La cosa non era da sottovalutare e devo ammettere che un po', sotto sotto lo invidiavo. Non ne aveva solo uno, ma una montagna di questi quadernini scritti ed erano tutti identici. Li aveva comprati in blocco tutti uguali il giorno dopo essere uscito dall'ospedale militare dopo quel caffè che l'aveva fatto partire ma non tornare. E ci scriveva di tutto. Da quello che accadeva in paese, alle poesie, le sue frasi zen. Ci aveva perfino scritto come aveva intenzione di ammazzare tutti i Ratti Mutanti che infestavano il suo capanno.
02/02/07
Filippo contro i Ratti mutanti

A quel tempo la vita era più semplice, genuina e ingenua e la potevi guardare aggrappato a un ramo di salice piangente facendo finta di essere Orzowei, oppure giocare a rimettere in piedi il mondo con acqua e terra. Erano i seventies e noi eravamo bambini e il più bambino fra tutti era Filippo.

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11/10/06
C'è una storia che ho iniziato a scrivere un po' di tempo fa e che poi ho abbandonato. E' una storia che qualcuno di voi a letto in parte, qualcun'altro corretto, altri ancora che mi chiedono quando mai la finirò.
Stanotte mentre ascoltavo i Belle & Sebastian mi è tornata in mente. Forse perché l'avevo iniziata per gioco in un luglio afoso; ad agosto aveva già preso a vivere in due città prima di stabilirsi finalmente solo a Parigi in autunno sul finire di un settembre doloroso. Questo la lega a quel tipo di malinconia non distruttiva che io associo alle canzoni dei miei scozzesi preferiti. Non la rileggo da un anno quasi, per l'esatezza dal 30 novembre del 2005 proprio un bel po' di tempo. Ce l'ho sempre in testa, conosco la trama, i protagonisti, quello che devono fare o non fare, cosa pensano quando non scrivo di loro e possono vivere la loro vita tra le righe senza che io li scomodi più di tanto con le mie domande assurde. Mi piacerebbe tanto tornare a passeggiare con loro per le vie della çité ma proprio non ci riesco in questo periodo della mia vita. Donna Malinconia mi attira ancora ma... c'è un ma non riesco a prenderle la mano, credo di essere diventato più cinico di quanto sia necessario per non soccombere alla vita. E' un problema. Ho un problema con questo tipo di corazza che mi son fatto in questi ultimi anni. O forse più semplicemente non sono fatto per scrivere storie e magari mi sono illuso del contrario fino ad ora.
Non ci sono più le dee di una volta che mi attiravano come il miele.
Mi manca una musa.
24/04/06
Ancora un po' è arriva la notte, quella vera che ti porta via come un seme germinale di ipnotico sognante visionario in questa fantasmagorica città che non arriva mai alla fine delle sue budella, tutta sventrata così come se ne sta da quattro anni o forse più, non ricordo e va bene così perché non è per merito o colpa mia che la sabbia intestinale del sacro terreno patrio se ne sta a ribbollire sotto la pioggia torrenziale e il sole africano di questo meteo ambulante che non sa più cosa è nel profondo. Che si fottano questi bastardi degli Osservatori occulti, ho con me la mia arma migliore quella che nessuno è mai riuscito a scoprire e a battere perché non c'è modo, non c'è via di uscita quando si mette in moto e allora non ci sono sermoni che tengano, nemmeno i sermoni sulla bocca del Reverendissimo Reverendo possono batterla, neanche tu che te ne stai lì silente a scrutare dal tuo alto bastione verrai risparmiato al suo cospetto e non ci saranno rane sul tuo tappeto ad attutire il tuo fragoroso e inevitabile tonfo sulla Terra immacolata dilaniata del tuo tempo immobile sul tetto del tuo povero santissimo mondo sacrificato ai più e vietato ai molti. C'è del tenero nei tuoi pensieri! Riesci ancora a percepire quando nel tempo lontano dei tuoi prati verdi Ragazza Cannella si manifestò al tuo cospetto sotto la prolifica ombra degli alberi figli di Vento e Villa quando ancora non sapevano cosa fosse l'assenza di amore nelle loro radici e fondamenta? Riconosci ancora quanto del tuo becero egoismo ha fatto da parete e fertilizzante per la scalata al contrario del monte del desio, quando anche la più piccola delle aspettative era più di quanto ognuno di noi potesse sperare di avere davanti al ventre ormai prossimo a esplodere della Città? Quando capirai ciò che hai contribuito a costruire rimmarai a rammaricarti sotto le macerie della tua colpa e non ci saranno aspettative salvifiche, sarai soltanto battuto quando potevi essere beato insieme alla Santissima santità dell'Eterno Splendente Re dell'arma. Se non lo capisci da solo nessuno potrà mai spiegartelo perché senza accorgertene sei perito sotto i colpi della mia arma. Sarai mai Santo?
05/03/06
Nella penombra del meriggio il nero sole arriva senza preavviso. E non ci sono storie al suo seguito, soltanto ricordi di un vecchio passato.
Al bancone il barman serve l'ennesima birra all'avventore di turno, sembra avere fretta di andar via, la sua aeromobile fluttua affiancata alla staccionata esterna al locale, come un antiquato polveroso cavallo da far west. Sulla fiancata una serpentina dorata sfrigola sotto il calore muto dei neon intermittenti.
- Sai cosa si potrebbe farne di te?, accennò il barman.
- Cosa?
- Darci un taglio!
28/02/06
Quando questa storia verrà riscritta, pensò il Signor M, molte cose andranno cambiate. Eppure non poteva che pensare con dolcezza a quei momenti passati insieme alla ragazza. Non l'avrebbe più acarezzata.
Tutto quel silenzio l'aveva reso cieco: non riusciva più a distinguere tra il dolore e la leggerezza. Quale tra i due è leggero e chi invece soffre?, si chiedeva in cima a un alto faro rosso.
Era tornato a parlare con il mare dopo tanto tempo. Gli aveva portato in dono i suoi dubbi e aveva ricevuto in cambio altre domande più ardite. Si sentiva leggero e addolorato.
Forse più tardi avrebbe trovato parole nuove per riscrivere la storia.
20/01/06
Quando Fante tornò a casa trovò Marc Ribot che brindava col vecchio Kank. Non fu sorpreso di trovare alla sua tavola altri a brindare con loro. Erano tutti lì per lui, c'era anche un rosso dalla faccia sorniona che gesticolava di parole raccontate in apparenza senza senso. Che ci fosse del vino rosso nei suoi capelli? Di sicuro ce n'era nel suo corpo o forse era solo un artista. Magari da quattro soldi ma pur sempre un artista, si disse. Di certo gli avrebbe proposto un suo quadro per la copertina del suo prossimo libro.
Al capotavoli un tipo dai pochi capelli stava elencando una serie di frasi che parlavano di lettere o letture da bar, ma non ne era del tutto sicuro perché non riuscì a capire bene cosa stava dicendo. Non che ci fosse nulla da eccepire, per quello che capì gli sembrarono frasi simpatiche a loro modo comiche. Erano solo lette un po' male.
Il rosso pittore lo guardava con intensità sempre maggiore, così decise di girarsi in modo da dare a vedere il suo lato migliore nell'eventualità che lo stesse studiando in vista di un ritratto. Un bel ritratto! Quello sì che sarebbe stato contento di vederlo stampato sulla copertina di un suo libro!
Decise di dargli spago e così gli chiese di parlare.
- Dimmi di te, chiese.
- Eravamo in strada e per quante speranze ci fossero l'unica luce che quasi mi accecava era quella del casolare vicino al porto. Dal fabbro mi venivano pensieri che solo di notte potevo bere. Erano occhi per i miei quadri, spalle per le mie braccia. Voci lontane di marinai in fuga verso un mare di inchiostro. Solo di notte potevano partire i raminghi perché di giorno avrebbero avuto il mal di mare. Perché di giorno ci volevano scarponi, cappelli e barba. Qualcuno pensò che non avrebbero resistito per più di tre giorni ma venne la pioggia e venne il fango e la bandiera si spezzò a metà. Mani forti scalfirono gli ultimi pezzi di tabacco e in un fuoco rosso continuarono a marciare.
Questo il Rosso disse e Fante rimase ad ascoltare.
10/01/06
Mi frullano per la testa tante frasi in questi giorni...
16/10/05
C'è una nuova ragazza a Parigi
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